L' INFARTO ACUTO
DEL MIOCARDIO
Giuseppe Giancaspro, Marianna Suppa,
DEU Policlinico
Umberto I, Università " La Sapienza ", Roma
I. DEFINIZIONE
L infarto miocardico acuto
(IMA) è una sindrome clinica conseguente all' occlusione
improvvisa e prolungata di un ramo arterioso coronarico
che determina la necrosi ischemica delle cellule
miocardiche correlate alla coronaria occlusa.
L' occlusione coronarica nel 90%
dei casi è trombotica (formazione di un trombo su una
preesistente placca aterosclerotica stenosante, che può
essere ulcerata, con un' esaltata vasocostrizione locale)
e nel 10% dei casi consegue a condizioni diverse non
trombotiche.
La necrosi ischemica ha inizio nel
subendocardio 20 minuti dopo l' occlusione coronarica ed
entro 6 ore nel 70% dei casi è transmurale estendendosi
fino al subepicardio, tra le 6 e le 24 ore una quota
aggiuntiva di necrosi subepicardica determina la necrosi
ischemica transmurale nel 100% dei casi. La cicatrice
fibrosa infartuale è sottile, meccanicamente ed
elettricamente inattiva, deformabile dalle forze di
stiramento.
II. INCIDENZA
In Italia ogni anno circa 130.000
persone sono colpite da IMA. Di queste ne muoiono
allincirca 33.000 e circa 18.300 muoiono prima di
raggiungere lospedale. La maggioranza di queste
morti è aritmica e secondaria a fibrillazione
ventricolare. Per il gruppo di pazienti che raggiunge
lospedale in vita, è ormai accertato che la
terapia trombolitica è in grado di determinare un
miglioramento della funzione sistolica del ventricolo
sinistro (VS) e una riduzione della mortalità a 35
giorni del 21% negli IMA Q transmurali che corrisponde ad
un salvataggio di 21 vite per 1000 pazienti trattati.
Nonostante i miglioramenti degli
ultimi anni, linfarto acuto del miocardio rimane la
principale causa di morte della popolazione adulta dei
paesi occidentali con circa il 30% di decessi, la metà
dei quali prima dell ospedalizzazione. Tra i
pazienti ospedalizzati per infarto, la mortalità è del
7-15% durante lospedalizzazione e di un altro 7-15%
nellanno successivo (1).
III. ETIOPATOGENESI E
CLASSIFICAZIONE
a) Patogenesi
|
Etiologia
|
|
Trombotica
|
Su
placca aterosclerotica coronarica |
90
% dei casi
|
Non trombotica
|
Emboli
dal cuore sinistro (endocardite infettiva,
fibrillazione atriale, trombi murali del VS da
pregresso IMA), dissecazione aortica, origine
anomala di una coronaria dall' arteria polmonare,
coronariti (aortite
luetica, scarlattina, pioemie, sepsi reumatica),
malattie del collageno vascolare (panarterite
nodosa, granulomatosi di Wegener, LES,
occasionalmente artrite reumatoide), traumi
cardiaci e terapia radiante (danni coronarici),
malattia da siero (lesioni coronariche), cocaina
(spasmo coronarico), cuore trapiantato (danni
coronarici da rigetto cronico)
|
10
% dei casi |
| b)
Classificazione |
|
IMA Q
transmurale ST á
|
Interruzione totale
del flusso in assenza di circolo collaterale.
Nel 90% dei casi è
colpito il solo VS.
Nel 10% dei casi sono
colpiti contemporaneamente i due ventricoli.
La sede della necrosi
miocardica è strettamente correlata al ramo
coronarico occluso:
|
discendente anteriore à
|
parete
anteriore (libera) del VS, setto
antero-inferiore, muscolo papillare anteriore |
circonflessa à
|
parete
laterale del VS, parete posteriore, atrio
sinistro |
destra à
|
parete
inferiore del VS, ventricolo destro (VD), nodo
senoatriale(NSA), nodo atrioventricolare (NAV),
atrii, setto mediale, muscolo papillare
posteriore |
IMA non-Q
subendocardico senza STá o
con ST â |
Interruzione
transitoria del flusso < 3 ore o stenosi
subocclusiva con
importante circolo collaterale.
|
IV. FISIOPATOLOGIA
Se la necrosi è < 10% della
massa miocardica non si rilevano segni di alterata
funzione ventricolare, viceversa se il danno è del
15-25% si ha diminuzione della frazione di eiezione ed
aumento della pressione telediastolica del VS, se il
danno è del 25-40% l' infarto può complicarsi con edema
polmonare acuto (EPA) e/o shock cardiogeno per grave
riduzione della frazione di eiezione ed aumento della
pressione telediastolica del VS.
V. SEGNI E SINTOMI
Dolore (presente nell' 85%
dei casi, dovuto a ischemia persistente di miocardio
vitale a rischio): senso di peso oppressivo
retrosternale (irradiato spesso al giugulo, alla
gola, talora alla mandibola, alla schiena in sede
interscapolare, sul versante ulnare dell' arto
superiore sinistro, al braccio destro) o epigastrico,
di durata superiore ai 20 minuti ed insensibile ai
nitroderivati perlinguali, può essere accompagnato
da sudorazione, astenia, nausea, senso di morte
imminente.
Pallore
Dispnea ed intensa astenia ma
non dolore (nel 10% dei casi)
Assenza di sintomi (nel 5%
dei casi), pazienti anziani e diabetici
Edema polmonare acuto e/o shock
circolatorio (nei casi con estesa necrosi)
CLASSIFICAZIONE DI KILLIP
(correla
il grado di scompenso del VS secondario ad IMA
con la mortalità ospedaliera)
|
Classe
|
Caratteristiche cliniche
|
% degli IMA
|
Mortalità ospedaliera
|
1
|
Assenza
di III tono e di stasi polmonare |
40-50%
|
6%
|
2
|
III
tono; rantoli alle basi |
30-40%
|
17%
|
3
|
Edema
polmonare acuto |
10-15%
|
38%
|
4
|
Shock
cardiogeno |
5-10%
|
81%
|
VI. DIAGNOSI
La diagnosi clinica di IMA Q
transmurale si pone quando siano presenti due elementi
clinici su tre:
1. Dolore toracico tipico
per sede, intensità, durata, irradiazione.
Modificazioni ECG tipiche ed
inequivocabili.
ECG (IMA transmurale):
sopraslivellamento ST > 1 mm in due o più
derivazioni periferiche o sopraslivellamento ST >
2 mm in due o più derivazioni precordiali o alte
onde R con sottoslivellamento ST > 2 mm e
onde T positive da V1 a V4
compatibili per IMA posteriore. Il riscontro di un
blocco di branca sinistra presumibilmente di nuova
insorgenza che impedisce la diagnosi di IMA ha lo
stesso significato del sopraslivellamento del tratto
ST.
2. Aumento dei biomarkers
specifici di danno miocardico acuto.
Biomarkers di necrosi
miocardica acuta: mioglobina (Mgb), troponina I
cardiaca (cTnI), creatinfosfochinasi (CK), isoenzima
MB della creatinfosfochinasi con metodo immunometrico
(CK-MB massa), transaminasi glutammico-ossalacetiche
(GOT), latticodeidrogenasi (LDH)
Enzimi
|
Tempo di comparsa
dall' insorgenza del dolore
|
Picco
plasmatico
|
Normalizzazione
|
| Mgb cTnI
CK-MB massa
CK totale
GOT
LDH
|
2 h 3-6 h
4-6 h
4-6 h
8 h
24 h
|
4-12
h 24-48 h
18-24 h
24-30 h
24-48 h
4-5 giorni
|
24 h 5-10 giorni
36-48 h
60 h
3-5 giorni
8-15 giorni
|
La mioglobina è un marker
che aumenta precocemente. Ha un' alta sensibilità ed una
bassa specificità per l' IMA; sono molti i falsi
positivi perchè aumenta anche nei pazienti con danno
muscolare scheletrico acuto o cronico o con insufficienza
renale cronica. Un aumento dei livelli plasmatici di
mioglobina può essere osservato già dopo due ore dall'
inizio del dolore toracico per infarto. E pertanto
il marker cardiaco più precoce nei pazienti con normale
funzionalità renale e senza danni a carico della
muscolatura scheletrica. E utile nellurgenza
per sostenere la decisione di istituire una terapia
trombolitica in tempi precoronarici adeguati. Valori
normali di mioglobina osservati dopo 4-6 ore dall' inizio
dei sintomi permettono di escludere un IMA.
La normalizzazione precoce di
questo marker con picco di attività tra le 4 e le 12 ore
è molto utile come indice di reinfarto.
La mioglobina fino a tre ore dall'
inizio dei sintomi è il primo e unico marker dosabile,
molto sensibile ma poco specifico, da tre a sei ore
aumenta la cTnI al 100% miocardio-specifica e la CK-MB
massa meno sensibile e specifica della cTnI. Aumenti
non-IMA della CK-MB si osservano negli emodializzati
cronici, nei pazienti con danno muscolare acuto
(compressioni del torace in corso di rianimazione
cardiopolmonare, defibrillazione elettrica, rabdomiolisi,
trauma, farmaci somministrati per via intramuscolare,
sforzo intenso prolungato dei maratoneti), nei miopatici
cronici (polimiositi, distrofia muscolare di Duchenne,
miopatia idiopatica).
Entro sei ore da un dolore toracico
prolungato appare pertanto utile seriare nel tempo i
livelli circolanti di mioglobina, cTnI e CK-MB massa. La
cTnI è altamente specifica per la diagnosi di IMA e
permette di chiarire se un aumento isolato della CK-MB
massa sia dovuto realmente ad IMA o a un danno muscolare
scheletrico o a insufficienza renale cronica. L' aumento
della cTnI nell' infarto persiste per almeno una
settimana permettendo il riconoscimento clinico dell' IMA
anche a distanza dall' evento acuto.
Attualmente questi markers
consentono di porre diagnosi di infarto con sicurezza e
discreta precocità specialmente nei pazienti con
sintomatologia atipica o asintomatici, con ECG non
diagnostico (presenza di blocco di branca sinistro,
blocco AV di III grado, preeccitazione ventricolare,
ritmo da pace-maker ventricolare, IMA non-Q) o con
danni della muscolatura scheletrica o affetti da
insufficienza renale cronica.
La diagnosi di IMA non-Q
subendocardico è essenzialmente retrospettiva e
confermata dall' aumento dei biomarkers specifici di
danno miocardico acuto.
Diagnosi differenziale:
Angina instabile:
generalmente il dolore e le eventuali alterazioni ECG
(ST â , onde T ischemiche) non superano i 20
minuti e regrediscono con la somministrazione di
nitroderivati sublinguali (1 perla di nitroglicerina
sl all' esordio dei sintomi da ripetere in caso di
bisogno ogni 5 min fino ad un totale di 3 perle) più
160-325 mg di aspirina per os.
Angina variante di Prinzmetal
(spasmo coronarico reversibile subepicardico): il
dolore ed il sopraslivellamento del tratto ST
generalmente non superano i 20 minuti e regrediscono
con il test della somministrazione di nitroderivati
sublinguali (1 perla di nitroglicerina sl all'
esordio dei sintomi da ripetere in caso di bisogno
ogni 5 min fino ad un totale di 3 perle) più 160-325
mg di aspirina per os.
Aneurisma dissecante dell'
aorta: dolore violento, lacerante, ingravescente
toracico anteriore (dissecazione dell' aorta
ascendente), al collo-gola-mandibola (dissecazione
dell' arco), posteriore in regione interscapolare
migrante verso il diaframma (dissecazione dell' aorta
toracica). Utile il rilievo di polsi arteriosi
periferici asimmetrici, pressione arteriosa omerale
differente sui due lati, soffio diastolico
scrosciante sul focolaio di Erb o in parasternale
destra per insufficienza valvolare aortica secondaria
alla dissecazione. L' IMA inferiore è presente nel
2% dei casi per la possibilità che la dissecazione
interessi in senso retrogrado l' ostio coronarico
destro. La radiografia del torace è positiva nell'
80-90% dei casi con un aumento del diametro trasverso
del mediastino superiore, deformità a doppio
contorno del cappuccio aortico, rigonfiamento isolato
del peduncolo aortico, spostamento della trachea
verso destra. All' ecocardiogramma m-b mode
transtoracico e, soprattutto, transesofageo si
riconosce la dilatazione aortica e la dissecazione
(presenza di un lembo flottante nel lume aortico con
presenza di un doppio lume vasale). Se i reperti
ecocardiografici sono incerti deve essere presa in
considerazione l' esistenza di una dissecazione
aortica senza lembo intimale flottante ed una TC o
una RMN toraco-addominale devono escludere o
confermare l' ipotesi diagnostica nel più breve
tempo possibile e con la massima sicurezza.
Embolia polmonare: dispnea
improvvisa non giustificata dal reperto obiettivo
toracico, dolore precordiale oppressivo o dolore
epigastrico, ipotensione arteriosa associata o no a
sincope, tachicardia, venostasi giugulare, trombosi
venosa profonda, precedenti periodi di immobilità.
Emogasanalisi con ipossiemia-ipocapnia, ingrandimento
ventricolare destro all' ecocardiogramma
transtoracico, aumento del D-dimero ELISA plasmatico
del fibrinogeno, TC spirale del torace
e/o flebo-angiografia polmonare positivi.
Pericardite acuta: febbre,
dolore puntorio precordiale irradiato posteriormente
al dorso ed alla radice del collo accentuato dagli
atti respiratori e dai colpi di tosse, sfregamenti
pericardici. La dispnea con ortopnea con un'
obiettività polmonare inadeguata, la venostasi
giugulare, l' ipotensione arteriosa ed il polso
arterioso paradosso sono indici di tamponamento
cardiaco. L' ecocardiogramma conferma facilmente la
diagnosi.
Patologie digestive
(esofagite peptica, ulcera peptica, pancreatite
acuta), patologie scheletriche e neuromuscolari
(sindrome di Tietze, dolori nevritici, herpes zoster
pre-vescicolare) possono provocare dolori simili a
quelli dell' IMA.
Sopraslivellamento del tratto
ST non legato ad IMA: ripolarizzazione precoce
(variante della norma), aneurisma ventricolare
sinistro, pericardite acuta (associato a onde T
piatte o negative), angina variante.
VII. PROGNOSI E STRATIFICAZIONE
DEL RISCHIO
Il decorso postinfartuale è
gravato da una mortalità del 10% nel primo anno e del 5%
negli anni successivi.
La mortalità è dovuta a:
scompenso cardiaco, reinfarto, morte improvvisa.
Il rischio di morte e quindi il
giudizio prognostico sono condizionati:
1) dall' estensione
dell' IMA (aree ipo-, a-, discinetiche),
2) dalla frazione di
eiezione (FE) (se < 40% indicati:
ace-inibitori, diuretici, eventuale digitale,
coronarografia per PTCA o bypass per migliorare la
funzione sistolica se la scintigrafia con tallio 201
o meglio la tomografia ad emissione di positroni-PET
dimostri del miocardio ibernato),
3) dall' ischemia
residua (test da sforzo limitato dai sintomi
entro 4 settimane dall' IMA se non
controindicato, ECG sec. Holter se ischemia silente,
eventualmente coronarografia per PTCA o bypass se
test positivi),
4) dalla comparsa di
aritmie ventricolari (ECG sec. Holter).
VIII. TRATTAMENTO DELL' INFARTO
ACUTO DEL MIOCARDIO
Nell IMA prima si interviene
meglio è. La disponibilità di un farmaco trombolitico
ad esempio da praticare immediatamente in bolo
permetterà forse di ottenere la riperfusione in tempi
più brevi, addirittura prima del ricovero. Il periodo
ritenuto utile per una riperfusione precoce è di 6 ore
dallinsorgenza dei sintomi, ma i migliori risultati
si ottengono entro le 3 ore.
Misure generali
ECG a 12 derivazioni con
precordiali destre (sospetto IMA del VD se STá >
1 mm in V4-R);
monitor ECG continuo;
2 linee di accesso venoso;
prelievi ematici: emocromo
(piastrine ogni 24 ore nei pazienti trattati con
eparina sodica ev), creatininemia, elettroliti
sierici (Na+, K+, Cl-,
Mg++, Ca++, HPO32-),
biomarkers di dispersione miocardica, PT, aPTT, TT,
fibrinogeno, profilo lipidico;
ossimetria transcutanea per 24
ore;
Rx torace al letto;
ECG ogni ora per le prime 6 ore e
poi ogni 6 ore;
enzimi di dispersione miocardica
ogni 3 ore per le prime 24 ore e poi ogni 12 ore;
aPTT ogni 4-6 ore (nei pazienti
trombolisati e/o trattati con eparina sodica ev);
ricovero al più presto in UTIC;
non praticare terapia
intramuscolare nel paziente trattato con
trombolitici, eparina sodica ev, anticoagulanti
orali;
mantenere la potassiemia superiore
a 4 mEq/l e la magnesiemia superiore a 2 mEq/l;
paziente a letto per le prime
24-48 ore;
dieta liquida per le prime 24 ore,
leggera nei giorni seguenti;
blandi lassativi;
ansiolitici al bisogno.
Se l' IMA decorre senza complicanze
la mobilizzazione può essere precoce ed il paziente può
lasciare l' UTIC tra la 3a e la 4a
giornata.
O2 (maschera facciale con
sistema Venturi per aumentare la frazione
inspiratoria di ossigeno). Razionale: per ridurre
l'area di necrosi e controllare il dolore da ischemia
miocardica.
Somministrato per le prime 2-3
ore dal ricovero nei casi non complicati, continuato
nei pazienti con bassa saturazione arteriosa di O2
(< 90%).
Morfina Razionale: riduce l'
efferenza simpatica (le catecolamine circolanti) e
può ridurre l' insorgenza di aritmie contrastando le
conseguenze degli effetti elettrofisiologici indotti
dall' iperattività simpatica / determina dilatazione
dei vasi venosi di capacitanza à
diminuisce il precarico del VD e del VS, riduce il
postcarico del VS per dilatazione arteriolare à
diminuisce il lavoro del VS à
diminuisce il fabbisogno di O2
del miocardio ischemico à
risolve il dolore da ischemia miocardica e riduce l'
ansia.
Bolo 1-2 mg ev (1 mg/min)
ripetibili ogni 5-30 minuti fino ad ottenere l'
effetto desiderato (dosaggio totale 10-15 mg).
Controindicata nell' asma bronchiale e se la
pressione arteriosa sistolica (PAS) < 100 mm Hg.
Cautela nell' IMA inferiore per il prevalere del tono
vagale (correggere con un bolo ev di 0,5 mg atropina
un' eventuale bradicardia solo se associata ad
ipotensione arteriosa, scompenso cardiaco a bassa
portata, aritmie ventricolari). La comparsa di grave
depressione respiratoria è neutralizzata con l'
antagonista specifico: naloxone 0,4 mg endovena,
intramuscolo o per via sottocutanea ripetibile dopo
2-3 minuti fino a tre somministrazioni.
Nitroglicerina.
Razionale: fornisce
ossido nitrico esogeno che si aggiunge a quello
endogeno derivante dalla conversione metabolica dei
nitrati organici a livello della membrana cellulare
delle cellule muscolari lisce di venule ed arteriole à
dilata i vasi venosi di capacitanza à
diminuisce il precarico del VD e del VS, riduce il
postcarico del VS per dilatazione arteriolare à
diminuisce il lavoro del VS à
diminuisce il fabbisogno di O2
del miocardio ischemico / dilata i vasi coronarici
epicardici à aumenta il flusso del circolo
collaterale coronarico al miocardio ischemico à
aumenta l'apporto di O2 al
miocardio ischemico à possibilmente riduce l' area
ischemica e le dimensioni dell' IMA, la mortalità e
il dolore da ischemia miocardica.
Bolo ev di 12,5-25 µg seguiti
dall' infusione di 10-20 µg/min con incrementi di
5-10 µg ogni 5-10 minuti nei primi 30 minuti se la
PAS > 100 mmHg fino ad ottenere l' effetto
desiderato od un calo della pressione arteriosa media
del 10% nei normotesi e del 30% negli ipertesi o fino
a 200 µg/minuto. L' infusione va proseguita per 48
ore. L' uso della nitroglicerina è sconsigliato:
1) nell' IMA inferiore
(può provocare un riflesso vagale con
ipotensione e bradicardia dominabili con l'
interruzione dell' infusione, il sollevamento
degli arti inferiori, la somministrazione rapida
di liquidi e 0,5 mg di atropina in bolo ev
ripetibili ogni 5 minuti fino ad un massimo di 2
mg per bloccare completamente il vago,
2) nell' IMA del ventricolo
destro (VD) perchè può ulteriormente ridurre il
precarico del VS e la portata cardiaca che
dipendono appunto da un adeguato precarico del
VD. Riduce la sensibilità all' eparina per cui
la sospensione della nitroglicerina espone i
pazienti ad un maggior rischio di sanguinamento.
Aspirina. Razionale: rapido effetto
antitrombotico o antifattore X attivato che ostacola
la trombinoformazione e previene la formazione del
trombo (es: aspirina, eparina calcica sotto cute,
warfarin) / inibizione immediata e totale della
ciclo-ossigenasi piastrinica e della produzione
piastrinica di trombossano A2
che è un potente proaggregante piastrinico. Le
piastrine non sono in grado di sintetizzare nuova
ciclo-ossigenasi e l' inibizione dura circa 10 giorni
quanto è la vita media di una piastrina. L'
endotelio è invece in grado di produrre nuova
ciclo-ossigenasi per cui l' aspirina in questa sede
inibisce per un tempo minore la produzione di
prostaciclina che è un potente antiaggregante
piastrinico. Somministrare subito 160-325 mg di
aspirina masticabili con gastroprotezione che sono
rapidamente assorbiti, da proseguire in cronico.
Trombolisi
sistemica
Razionale: diretta o
indiretta che attivazione enzimatica catalizza la
trasformazione del plasminogeno in plasmina che ha un
potente effetto fibrinolitico in grado di: dissolvere
il trombo coronarico, ristabilire la pervietà
coronarica, con rapidità, in modo completo e
duraturo, interrompere l' infarto, ridurre l'area di
necrosi, migliorare la funzione sistolica del VS,
aumentare la sopravvivenza.
E' indicata nell' IMA Q
transmurale STá con sintomatologia insorta da meno di 6
ore o tra 6-12 ore se persiste STá con
dolore. Ha dimostrato di ridurre la mortalità del
25-30% rispetto al placebo e di ripristinare un
flusso TIMI 3 (flusso adeguato a livello della
coronaria colpita associato a riduzione della
mortalità e minore compromissione della funzione
ventricolare sinistra) nel 54% dei pazienti.
In media occorrono 45 minuti
dallinizio della terapia per la riapertura del
vaso.
Tra gli effetti collaterali
lincidenza di emorragie intracraniche gravi
(fatali nella metà o due terzi dei casi), che
generalmente si verificano entro le prime 24 ore
dall' inizio della trombolisi, è dello 0,7-0,9%.
Tale rischio aumenta nei pazienti di età > 65
anni, con peso < 70 Kg, con ipertensione arteriosa
e con l' uso di t-PA.
TROMBOLISI
- CONTROINDICAZIONI
|
Agobiopsia
epatica o renale < 10 giorni; punture
vascolari in sedi non comprimibili Sospetto aneurisma dissecante dell'
aorta
Creatininemia
> 5 mg/dl, grave insufficienza epatica o
pancreatica
Deficit
noti della coagulazione del sangue
(piastrinopenia, piastrinopatia, altri)
Endocardite
batterica, pericardite acuta, vasculite
Esofagite
peptica per ernia gastrica iatale, malattie
infiammatorie intestinali
Gravidanza
Ictus
emorragico in qualunque epoca. Altro tipo di
ictus o evento cerebrovascolare nell' ultimo anno
Neoplasia
intracranica nota
IMA
non-Q subendocardico senza STá o con STâ
Immunogenicità
da anistreplase o streptochinasi: non impiegarli
a tempo indefinito dal loro utilizzo
Ipertensione
arteriosa (PA > 180/110 mmHg) resistente al
trattamento acuto
Intervento
chirurgico < 21 giorni
Intervento
neurochirurgico e chirurgia oculare < 2
mesi
Ittero
Retinopatia
diabetica o altre condizioni emorragiche
oftalmiche
Rianimazione
cardiopolmonare traumatica o > di 10 minuti
Sanguinamento
broncopolmonare, gastrointestinale,
genitourinario < 6 mesi (escluse le
mestruazioni)
Emorragia
interna recente (< 28 giorni)
Sindrome
da malassorbimento o altre carenze di vitamina K
Terapia
anticoagulante orale a dosi terapeutiche con PT
< 30% (INR > 2-3)
Traumi
e fratture < 28 giorni
Tubercolosi
polmonare in fase attiva
Ulcera
peptica < 6 mesi
Malattia
terminale
|
La streptochinasi e l' APSAC
possono dare reazioni allergiche in genere non gravi e
facilmente controllabili con la somministrazione di 125
mg ev di metilprednisolone. L' APSAC per la sua facile
somministrazione è il trombolitico di scelta nella
trombolisi precoce preospedaliera, ad esempio quando il
trasporto del paziente in ospedale possa superare i 90
minuti.
L' impiego della streptochinasi è
indicato nei pazienti con IMA in IV classe Killip, negli
IMA inferiori, nei pazienti di età > 75 anni.
Il t-PA è di prima scelta nei
pazienti già trattati in precedenza con streptochinasi o
APSAC, nell' infarto anteriore, nell' IMA non anteriore
ma esteso (inferiore con interessamento del ventricolo
destro, postero-infero-laterale), nell' IMA del paziente
portatore di bypass aortocoronarico, nei pazienti di età
< 75 anni, negli infarti insorti entro 2 ore e tra 2-4
ore. Al di là delle 4 ore non è giustificato il
trattamento con t-PA a meno che non si tratti di un IMA
esteso ancora in piena evoluzione con dolore intenso e/o
sopraslivellamento persistente del tratto ST in assenza
di segni di necrosi già estesa.
In generale gli schemi trombolitici
più aggressivi hanno una maggiore incidenza di eventi
emorragici, pertanto il bilancio vantaggi/rischio
emorragico deve essere un criterio guida nella scelta del
miglior trattamento specie nei pazienti con rischio
emorragico più elevato come i pazienti anziani.
TROMBOLISI
|
bolo ev in 30 min
|
in 60 min
|
2a ora
|
3a ora
|
Streptochinasi
APSAC
t-PA
t-PA accelerato *
Urochinasi
|
30 mg in 5 min
10 mg in 1-2 min
15 mg in 2 min
1.000.000 UI in 15 min
|
1.500.000 UI
in 30-60 min
50 mg
0,75 mg/Kg
(max 50 mg)
|
20 mg
0,5 mg/Kg
(max 35 mg)
1.000.000 UI
|
20 mg
|
* l' infusione "accelerata" di t-PA
permette di ripristinare entro 90 minuti un flusso TIMI 3
nel 54% dei casi (2)
Eparina. Razionale: forma un complesso con l'
antitrombina III à inibisce il fattore X attivato e la
trombina attivata à la trombina inattivata non converte
il fibrinogeno in fibrina e non attiva le piastrine à
azione anticoagulante o antitrombinica (es: eparina
sodica ev, warfarin) che ostacola la
fibrinoformazione, blocca l' accrescimento del trombo
e previene la retrombosi occludente dopo trombolisi.
Con l' impiego di
streptochinasi, APSAC o urochinasi sono sufficienti
12.500 U di eparina calcica sotto cute ogni 12 ore
fino alla completa mobilizzazione del paziente
cominciando 12 ore dopo l' inizio della
somministrazione del trombolitico.
Se l' IMA è ad alto rischio di
tromboembolia sistemica (IMA anteriore esteso, trombo
del VS) è indicata l' eparina sodica ev entro 4-6
ore dalla fine dell' infusione del trombolitico
quando l' aPTT è tornato a meno del doppio del
valore basale di partenza: bolo ev di 70 U/Kg e
infusione ev di 15 U/Kg/ora con livelli di aPTT
compresi tra 1,5 e 2 volte (50-75 sec) i valori
basali di partenza.
Dopo 48 ore si può sospendere
l' infusione e passare all' eparina calcica
sottocute, lasciare soltanto l' aspirina o continuare
l' infusione di eparina sodica avendo già embricato
il warfarin. Nel caso si impieghi il t-PA si associa
subito l' eparina sodica: bolo ev di 70 U/Kg prima
della somministrazione del trombolitico, alla fine
della somministrazione del t-PA segue l' infusione di
15 U/Kg/ora di eparina sodica per 48 ore, nei
pazienti ad alto rischio di tromboembolia arteriosa
(ictus cardioembolico) l' infusione viene proseguita
per più di 48 ore stabilizzando l' aPTT tra 1,5 e 2
volte i valori basali di partenza ed embricando il
warfarin.
Nei pazienti non trombolisati,
per prevenire la trombosi venosa profonda e l'embolia
polmonare, si somministrano 7.500 U di eparina
calcica sc ogni 12 ore fino alla dimissione o fino a
quando il paziente si alzi completamente dal letto ma
se l' ecocardiogramma è positivo per un trombo
murale del VS (IMA anteriore esteso) è indicata l'
eparina sodica (bolo più infusione ev) per 2 giorni.
Dopo 48 ore si può sospendere l' infusione passando
all' eparina calcica sottocute o lasciando soltanto
l' aspirina o continuando l' infusione avendo già
embricato il warfarin.
L' eparina sodica ev ad alte
dosi è indicata dopo PTCA mantenendo durante la
procedura il tempo di coagulazione attivato sui
300-350 secondi.
Nomogramma per regolare l'
infusione endovenosa di eparina sodica sui valori
dell' aPTT
|
| 3 x valore di controllo 2-3 x valore di controllo
1,5-2 x valore di
controllo
< 1,5 x valore
di controllo
|
ridurre l' infusione del 50% ridurre l' infusione del
25%
nessun cambiamento
aumentare
lnfusione del 25% (velocità massima 2.500
U/ora)
|
Anticoagulanti orali.
Razionale: svolgono sia un'
azione antitrombotica che anticoagulante o
antitrombinicaà ostacolano la trombinoformazione e
la fibrinoformazione à
prevengono sia la formazione del trombo che l'
accrescimento. Seguono generalmente il
trattamento eparinico ev per un periodo di tre mesi
(INR 2-3) quando si osservano trombi murali o ampie
zone acinetiche della punta del VS oppure vengono
somministrati a tempo indefinito in caso di
fibrillazione atriale cronica nel postinfarto o
diffusa dilatazione e scarsa contrattilità del VS.
Beta-bloccanti
Razionale: riducono la
frequenza cardiaca, la contrattilità miocardica, la
pressione arteriosa. à
diminuiscono il fabbisogno di O2
del miocardio ischemico / prolungano la diastole à
aumentano il flusso del circolo collaterale
coronarico e l' apporto di O2
al miocardio ischemico soprattutto degli strati
subendocardici à riducono l' area ischemica e le
dimensioni dell' IMA, le complicanze e la mortalità
cardiaca nei pazienti non trombolisati, riducono l'
incidenza di reinfarto ed angina postinfartuale nei
pazienti trombolisati, riducono il dolore da ischemia
miocardica / contrastano le conseguenze degli effetti
elettrofisiologici e l' aumento della frequenza
cardiaca indotti dall' iperattività simpatica.
Si somministrano precocemenete e comunque entro 12
ore dall' esordio dell' IMA in tutti i pazienti che
non presentano controindicazioni ai beta-bloccanti.
Utili soprattutto nei pazienti tachicardici ed
ipertesi o con tachicardia riflessa da
nitroglicerina.
Controindicazioni assolute:
anamnesi di asma bronchiale, BPCO, scompenso VS (2a,
3a, 4a classe Killip), PR >
0,22, BAV di II-III grado, PAS < 100 mmHg,
FC < 60 bpm.
Controindicazioni relative: uso
di beta-bloccanti, verapamil, diltiazem, gravi
malattie vascolari periferiche, diabete mellito tipo
I di difficile controllo.
Eventuali effetti collaterali
(BAV, eccessiva bradicardia o ipotensione arteriosa)
sono subito controllati con l' infusione ev di 1-5
µg/min di isoproterenolo. Metoprololo:
somministrato precocemente alla dose di 5 mg ev in 5
min, ripetuto dopo 10 e 20 min allo stesso dosaggio
se PAS > 100 mmHg e FC > 60 bpm, dopo 12 ore 50
mg per via orale da ripetere ogni 12 ore per 48 ore,
poi 100 mg due volte al giorno in cronico se
tollerati. Atenololo: 5 mg ev in 5 min
ripetuto dopo 15 min allo stesso dosaggio se PAS >
100 mmHg e FC > 60 bpm, dopo 12 ore 50 mg per via
orale da ripetere ogni 12 ore per 48 ore, poi 100 mg
due volte al giorno in cronico se tollerati. Propranololo:
0,1 mg/Kg ev (1mg/min) se PAS > 100 mmHg e FC >
60 bpm, dopo 6 ore 20 mg per via orale da ripetere
ogni 6 ore per 48 ore, poi 40 mg quattro volte al
giorno in cronico se tollerati.
Ace-inibitori. Razionale: interferiscono con il
rimodellamento del VS e ne attenuano la
dilatazione nel tempo à riducono
a lungo termine l' incidenza di scompenso cardiaco
congestizio e di mortalità, riducono possibilmente
l' incidenza di reinfarto.
Lisinopril 5 mg per os in un'
unica somministrazione giornaliera entro 8-24 ore
dall' insorgenza dei sintomi se la PAS > 100 mmHg
ed in assenza di rilevamente insufficienza renale o
stenosi bilaterale delle arterie renali. Dose di
mantenimento 10 mg da raggiungere dopo 48 ore dall'
IMA. Dopo 6 settimane continuare il trattamento in
cronico solo nei pazienti con ridotta funzione
sistolica del VS (FE < 40%).
Solfato di magnesio.
Razionale: può ridurre
la mortalità nei pazienti ad alto rischio (pazienti
in cui non è praticabile la trombolisi, anziani).
Determina vasodila-tazione arteriolare e
coronarica, ha azione antipiastrinica, sopprime
l'automatismo delle cellule parzialmente
depolarizzate, protegge le cellule miocardiche
ischemiche dal sovraccarico di calcio inibendone l'
entrata soprattutto durante la riperfusione.
Si somministra un bolo
di 2 g (2 fiale) ev in 5-15 min entro 6 ore dall'
inizio dei sintomi seguito dall' infusione ev di 18 g
nelle 24 ore, poi sospendere. Controllare la
magnesiemia ogni 8 ore dall' inizio del trattamento.
Controindicato se: PAS < 100 mmHg, FC < 50 bpm,
BAV di II o III grado, blocchi di branca,
insufficienza renale cronica grave, ipermagnesiemia.
Diltiazem. Razionale: può ridurre l'
incidenza di angina postinfartuale e reinfarto nell'
IMA non-Q. Nell' IMA non-Q in assenza di
disfunzione ventricolare sinistra, dopo le prime 24
ore si somministra alla dose di 90 mg ogni 6 ore per
un anno.
Angioplastica coronarica
transluminale percutanea
(PTCA). Razionale: meccanicamente si ristabilisce
la pervietà della coronaria responsabile dell' IMA,
si interrompe l' infarto, si riduce l' area di
necrosi, si migliora la funzione sistolica del VS, si
aumenta la sopravvivenza. Richiede la
pronta disponibilità di un' equipe cardiochirurgica
per un eventuale bypass aortocoronarico d' emergenza.
Rappresenta un'alternativa alla terapia trombolitica.
Indicazioni: pazienti da
trombolisare con controindicazioni alla trombolisi,
pazienti trombolisati che continuano ad accusare
dolore e a presentare alterazioni ECG per inefficacia
della trombolisi, pazienti non trombolisati che
sviluppano shock cardiogeno entro 6 ore dall'
insorgenza dei sintomi. La ricanalizzazione meccanica
mediante PTCA è in grado di ottenere una riapertura
del vaso con flusso TIMI 3 in oltre il 90% dei
pazienti se eseguita in tempi rapidi (entro 60-90 min
dall' arrivo del paziente nel Dipartimento Emergenza
Urgenza e dalla diagnosi di IMA) (3).
Bypass aortocoronarico (Coronary artery bypass surgery o
CABG). Razionale: chirurgicamente si
rivascolarizza la coronaria responsabile dell' IMA a
valle dell' ostruzione à
si interrompe l' infarto, si riduce l' area di
necrosi, si migliora la funzione sistolica del VS, si
aumenta la sopravvivenza. Indicazioni: pazienti
da trombolisare con controindicazioni alla trombolisi
ed alla PTCA e con anatomia favorevole alla chirurgia
con IMA insorto da non più di 6 ore, pazienti
sottoposti a PTCA fallita con persistenza di dolore
e/o instabilità emodinamica con anatomia favorevole
alla CABG, angina persistente o ricorrente
refrattaria alla terapia medica con controindicazioni
alla PTCA e anatomia favorevole alla chirurgia, shock
cardiogeno e anatomia coronarica non suscettibile di
PTCA ma favorevole al bypass entro 6 ore dall'
insorgenza dell' IMA. Può essere indicato al momento
della riparazione chirurgica di una complicanza
meccanica con instabilità emodinamica (rottura di un
muscolo papillare, perforazione del setto
interventricolare).
CONTINUA COMPLICANZE / INFARTO
MIOCARDICO ACUTO
Indice Emergenze Cardiopolmonari
Indice DEU
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