QUALI CONOSCENZE SONO ATTUALMENTE DISPONIBILI SULLA EPIDEMIOLOGIA E PROGNOSI DELLA FIBRILLAZIONE VENTRICOLARE "IDIOPATICA"?

QUALE PROVVEDIMENTO TERAPEUTICO SEMBRA ESSERE IL PIU' OPPORTUNO?

 

Combinazioni chiave:

fibrillazione ventricolare idiopatica / classificazione
fibrillazione ventricolare idiopatica / morte improvvisa
fibrillazione ventricolare idiopatica / prognosi
fibrillazione ventricolare idiopatica / terapia / defibrillatore

 

Introduzione

La morte improvvisa (MI) è secondaria in oltre il 75% dei casi a una tachiaritmia ventricolare: fibrillazione ventricolare (FV) o tachicardia ventricolare ad altissima frequenza. La maggior parte dei soggetti rianimati risulta affetta da cardiopatia ischemica e in percentuale minore da cardiomiopatia dilatativa, ipertrofica o da valvulopatia. In un piccolo, ma senz'altro definito, numero di soggetti non si rileva, dopo aver svolto le più accurate indagini oggi disponibili, alcuna evidenza di cardiopatia strutturale nota e l'arresto cardiaco (ACC) viene definito come secondario a "malattia elettrica primitiva" o a "fibrillazione ventricolare idiopatica"(FVI).

E' stato proposta da Brugada una classificazione della fibrillazione ventricolare idiopatica in 4 sottotipi:

FV ed ECG caratterizzato da QT breve;
FV ed ECG caratterizzato da QT lungo;
FV ed ECG caratterizzato da BBD e ST sopraslivellato nelle precordiali destre;
FV ed ECG privo di evidenti anomalie.

La FV idiopatica è una diagnosi per esclusione. Per giungere ad una definizione è pertanto necessario uno studio diagnostico accurato e sofisticato che comprenda tutti gli abituali test non invasivi (compresi ECG ad alta definizione, studio della variabilità cardiaca, studio della variabilita' barocettiva, RMN ecc.) e tutti gli studi invasivi (studio emodinamico ed angiografico, coronarografia con test provocativi, studio elettrofisiologico, biopsia endomiocardica ecc.) (1-5).

 

Epidemiologia

La valutazione sul reale impatto di questa problematica è estremamente difficoltosa per ovvii motivi. Se si considerano per estrapolazione i dati di ampie casistiche su studio elettrofisiologico ed inducibilità di aritmie ventricolari, comparse negli anni ‘80-90, si può rilevare come la prevalenza di FVI sia dell’ordine del 5-10% del totale.

L’età più colpita si situa nella fascia compresa tra i 30 ed i 45 anni (età media 38 +/-16 anni nei dati del Registro UCARE); è nettamente più colpito il sesso maschile (3:1 secondo il Registro UCARE) (6-7).

 

Prognosi

Alcune conclusioni cui si era giunti prima degli anni ‘90 sulla base soprattutto degli studi di Viskin e Belhassen (buona prognosi della FVI con la terapia medica; efficacia degli antiaritmici; importanza dello studio elettrofisiologico nell’individuazione del rischio e nell’individualizzazione della terapia) devono essere drasticamente riviste alla luce di dati recenti.

Il rischio di recidive è del 21% nella rassegna della letteratura eseguita da Priori e Coll nel 1992 (follow up 0.2-14 anni).

Il primo studio prospettico sull’argomento, Wever e Coll, riguarda 19 soggetti sopravvissuti a FVI e seguiti per lungo tempo. I rilievi più importanti appaiono essere: il rischio stimato di recidive aritmiche maggiori (37% ad un follow up di 43 mesi) è 10-20 volte quello della popolazione normale, l’inducibilità e la non inducibilità di aritmie ventricolari con la stimolazione ventricolare programmata sono ininfluenti. Nessuno dei 19 soggetti ha sviluppato segni di cardiopatia strutturale nel follow up.

Lo studio retrospettivo di Meissner (1993) fornisce informazioni su 28 sopravvissuti ad ACC extraospedaliero da FV idiopatica e sottoposti ad impianto di defibrillatore impiantabile (ICD). Le conclusioni, dopo un follow-up di 30 mesi, sono le seguenti: non si sono verificate morti improvvise e o cardiache.

I dati del Registro UCARE (Aprile 1995) sono ancora più impressivi: si sono verificate recidive aritmiche nel 71% dei trattati con amiodarone, nel 50% dei trattati con antiaritmici della Classe I, nel 15% dei trattati con beta-bloccanti.
Il 29% dei soggetti impiantati con ICD ha avuto interventi appropriati per FV (3,7-10).

 

Provvedimenti terapeutici

La prognosi dei soggetti con FVI giustifica atteggiamenti terapeutici aggressivi.

L’inconsistenza dei risultati ottenuti con la terapia farmacologica sia empirica che basata sulla risposta alla stimolazione ventricolare programmata appare manifesta. Questo aspetto costituisce inoltre evidenza dei limiti delle nostre conoscenze sui meccanismi elettrogenetici della FVI; appaiono poco verosimili meccanismi "puri" di rientro o di tipo focale o di triggered automaticity da attivazione adrenergica. Sono più probabili o una genesi multifattoriale o alterazioni genetiche dei canali ionici.

Il ruolo dell’ICD assume sempre maggior rilievo in questa peculiare situazione alla luce dei vari elementi che abbiamo fin qui presentato e della dimostrata efficacia dell’ICD per quanto concerne la morte improvvisa aritmica. Se si aggiunge a tali elementi la considerazione che in questa situazione non appare etico affrontare il rischio che un individuo, per altri versi assolutamente normale sia esposto alla possibilità di una recidiva fatale, si comprende bene come l’affermazione del Working Group on Arrhythmias dell’European Society of Cardiology secondo cui il candidato ideale per l’ICD sia proprio il soggetto sopravvissuto a FVI debba essere considerata corretta ed appropriata.

E’ ovvio che altre considerazioni (costo dell’ICD, qualità di vita nei portatori di ICD) devono spingere all’individuazione dei candidati maggiormente in grado di trarre beneficio dall’ICD ed in quest’ottica il pregevole lavoro svolto dai ricercatori del Registro Internazionale UCARE attraverso un monitoraggio di lunga durata (10-15 anni) pensiamo consentirà di rispondere in primo luogo a questo interrogativo ed in secondo luogo di chiarire gli aspetti etiopatogenetici della FVI (1,5-11).

 

Maurizio Lunati

Servizio di Elettrofisiologia ed Elettrostimolazione Cardiaca
Dipartimento Cardiologico "De Gasperis"
Ospedale Ca' Granda
Milano-Niguarda

 

Bibliografia

1. Viskin S, Belhassen B.
Idiopathic ventricular fibrillation.
Am Heart J 1990, 120, 661-671

2. Wellens HJJ, Lemery R, Smeets JL et al.
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Circulation 1992, 85 suppl 1, I-92 I-97

3. Priori SG, Borggrefe M, Camm AJ et al.
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Eur Heart J 1992, 13, 1445-1446

4. Brugada P, Brugada J.
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A distinct clinical and electrocardiographic syndrome.
J Am Coll Cardiol 1992, 20, 1391-1396

5. Proclemer A, Facchin D, Miani D et al.
Tachicardia e fibrillazione ventricolari idiopatiche. Inquadramento, diagnosi, terapia e
prognosi.
G Ital Cardiol 1994, 24, 1027-1041

6. Proclemer A, Facchin D, Miani D et al.
La tachicardia ventricolare e la fibrillazione ventricolare in cuori strutturalmente sani.
Epidemiologia, diagnosi, prognosi, trattamento (farmacologico e non farmacologico)
In Recenti progressi in aritmologia clinica. Atti III Convegno Nazionale. A. Bertulla e
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7. Priori SG, Paganini V.
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In A. Raviele Ed. Cardiac Arrhythmias 1995. Springer-Verlag Milano pp 17-22

8. Belhassen B, Viskin S, Shapira I et al.
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J Am Coll Cardiol 1990, 15(suppl A), 125A

9. Wever EFD, Hauer NW, Oomen A et al.
Unfavorable outcome in patients with primary electrical disease who survived an episode
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Circulation 1993, 88, 1021-1029

10. Meissner MD, Lehmann MH, Steiman RT et al.
Ventricular fibrillation in patients without structural heart disease:a multicenter
experience with implantable cardioverter defibrillator therapy.
J Am Coll Cardiol 1993, 21, 1406-12

11. A Task Force of Working Group of Arrhythmias and Cardiac Pacing of the European
Society of Cardiology. Guidelines for the use of implantable cardioverter defibrillators.
Eur Heart J 1992, 13, 1304-1310

  

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