INVITO ALLA LETTURA

 

Quale è il ruolo dell'ischemia miocardica nella genesi delle tachiaritmie ventricolari maligne post-infartuali ?

E’ dimostrata una influenza della terapia trombolitica e della pervietà della coronaria di necrosi sulla instabilità elettrica ventricolare dopo infarto miocardico acuto ?

La stratificazione prognostica dopo infarto miocardico dovrebbe mirare alla semplicità ed all’efficacia;è ipotizzabile una rivalutazione dell'elettrocardiogramma di superficie nella definizione del rischio delle aritmie maligne post-infartuali ?

La ricerca di aritmie ventricolari all'elettrocardiogramma dinamico rappresenta tradizionalmente un momento importante nella definizione del rischio elettrico del paziente infartuato. I battiti ectopici ventricolari all'Holter hanno conservato il proprio significato prognostico anche dopo l'avvento della terapia trombolitica?

La ricerca dei potenziali tardivi ventricolari si è dimostrata di grande utilità nella stratificazione del rischio aritmico nel post-infarto, anche nell’era trombolitica. Quali i sviluppi futuri sono ipotizzabili ?

Lo studio dell’equilibrio neurovegetativo cardiaco dopo infarto miocardico fornisce interessanti informazioni prognostiche. La variabilità della frequenza cardiaca e la analisi della sensibilità barorecettoriale offrono informazioni clinicamente ridondanti o tra loro complementari ?

In letteratura esistono evidenze consistenti per ritenere che lo stato socio-economico e l’assetto psicologico possano influenzare la prognosi dopo infarto miocardico, indipendentemente dalle comuni variabili di rischio ?

La stimolazione ventricolare programmata può essere impiegata per identificare i pazienti ad elevato rischio di aritmie ventricolari maligne dopo infarto miocardico. Essa è però procedura invasiva, costosa, non priva di rischi e praticabile solo da uno "staff" esperto. In quali ambiti potrebbe essere utile e proponibile l’esecuzione del test elettrofisiologico ?

Quale è il vantaggio di un approccio poliparametrico nella definizione del rischio aritmico dopo infarto miocardico?

La limitatezza delle risorse impone ormai una riflessione sul rapporto costo-efficacia delle procedure diagnostico-terapeutiche utilizzate dal medico. Anche la stratificazione prognostica dopo infarto presenta un costo intrinseco ed un costo estrinseco relato alla successiva prescrizione terapeutica. Quale algoritmo presenta il miglior rapporto costo-efficacia ?

 

 
INTRODUZIONE
 

La mortalità nel primo anno dopo infarto miocardico acuto (IMA) risulta pari al al 5-15 % (1).
Nel 50 % dei casi la morte è improvvisa e correlabile a tachiaritmie ventricolari maligne (Figura 1-2). Data la dimensione del problema (la incidenza della morte improvvisa è del 3-8 % nel primo anno dopo IMA, riducendosi al 2-4 % negli anni seguenti) (1), una intensa attività di ricerca è stata condotta nelle ultime due decadi sulla stratificazione del rischio aritmico dopo IMA. Si è così giunti ad una espansione della teoria elettrogenica della morte improvvisa elaborata negli anni '40 (2). Tale teoria appariva estremamente disarmante poichè ipotizzava che forme non maligne di attività ectopica ventricolare concorressero alla genesi della aritmia letale in modo casuale: la morte improvvisa rappresentava quindi un evento del tutto accidentale e fortuito (2). Successive evidenze sperimentali hanno invece dimostrato come i battiti ectopici ventricolari (BEV) possano sì essere responsabili dell'innesco della aritmia letale ma solo interagendo con ulteriori fattori (2). L'ipotesi che la interazione tra diversi fattori (componente elettrogenica, strutturale e funzionale) rappresenti la determinante ultima della arimia letale, costituisce il punto centrale del corrente modello fisiopatologico della morte improvvisa (Figura 3). Questa ipotesi appare suffragata dalla identificazione di numerose variabili predittive di elevato rischio aritmico nel post-IMA, riconducibili alle diverse componenti del modello. Nel presente testo ci si propone di eseguire una analisi dei: 1) metodi proposti per la identificazione del paziente infartuato ad elevato rischio aritmico, 2) vantaggi e limiti di ogni tecnica diagnostica. I singoli argomenti verranno trattati sotto forma di risposte a brevi domande; si spera che tale formula sia in grado di rendere la lettura più facile e proficua.

 

Indice STRATIFICAZIONE RISCHIO ARITMICO DOPO IMA
Indice Manuali di Aritmologia
Indice EINTHOVEN