STRATIFICAZIONE DEL RISCHIO ARITMICO NEL POST-INFARTO:


  

ruolo dell'ischemia miocardica

   

Può un fenomeno ischemico innescare una aritmia letale nel paziente con esiti di recente infarto miocardico ?

Un fenomeno ischemico acuto, soprattutto se coinvolgente una estesa area miocardica, può innescare una aritmia letale (3, 4). La limitazione della perfusione determina infatti una alterazione delle proprietà elettrofisiologiche del miocardio sito a valle della stenosi, con possibilità di precipitare una fibrillazione ventricolare (FV) (3, 4). Una quota degli eventi aritmici insorgenti nel post-IMA pare riconoscere una genesi primariamente ischemica (Tabella I) Vergheugt e Brugada (3) ricordano infatti che 2 gruppi di pazienti possono andare incontro a morte improvvisa nel post-IMA: 1) soggetti con larghe aree infartuali, spesso aneurismatiche, che sviluppano tachiaritmie maligne da rientro per presenza di conduzione rallentata e frammentata a livello della "border zone", 2) soggetti che incorrono in un nuovo evento trombotico coronarico, probabilmente a livello di una coronaria diversa da quella pertinente la pregressa area necrotica.

  

Data la duplice genesi della morte improvvisa nel post-infarto, è possibile differenziare l'approccio valutativo ? Secondo quali modalità ?

La duplice genesi della morte improvvisa giustificherebbe un diverso approccio valutativo, ma, se accettabilmente strutturato è l'approccio diagnostico per la individuazione dei pazienti del 1° gruppo, certamente più difficile è l'identificazione dei soggetti a rischio di morte improvvisa per una recidiva trombotica coronarica. Le tecniche diagnostiche, invasive e non, forniscono infatti informazioni sulla presenza di stenosi coronariche critiche, tuttavia recenti osservazioni inducono a dubitare circa la stretta consequenzialità tra rischio di eventi coronarici e presenza di stenosi critiche (11). In casistiche di pazienti non infartuati sottoposti a seriati controlli coronarografici durante il periodo di follow-up, si è osservato come l'evoluzione della coronaropatia sia spesso imprevedibile, e come una ostruzione grave o completa di un segmento coronarico avvenga frequentemente in una sede che appariva poco o nulla compromessa in coronarografie precedenti (Tabella II).
E' pertanto possibile che esistano fasi di evoluzione della placca in cui la propensione a generare occlusioni o subocclusioni, probabilmente trombotiche, è più alta. L'unico approccio possibile, basato sulla definizione della sede e della estensione della ischemia residua, presenta quindi considerevoli limiti dovuti all'attuale vuoto conoscitivo circa l'individuazione delle lesioni coronariche a rischio di "instabilizzazione".

Sebbene una quota degli eventi aritmici sia probabilmente riconducibile ad un evento ischemico acuto, il ruolo della ischemia miocardica come "trigger" di aritmie maligne nel post-IMA è difficilmente quantizzabile. Alcuni studi condotti su pazienti con tachicardia ventricolare (TV) sostenuta e/o FV registrate durante elettrocardiogramma (ECG) dinamico hanno infatti dimostrato che la tachiaritmia ventricolare in genere non è preceduta da alterazioni elettrocardiografiche di tipo ischemico, almeno nelle derivazioni esplorate (12-15). Inoltre i pazienti sopravvissuti all'evento, quando sottoposti ad una valutazione strumentale, nella maggior parte dei casi mostrano la presenza di un chiaro substrato aritmogeno [compromissione funzionale del ventricolo sinistro, potenziali tardivi ventricolari (PTV), induzione della tachiaritmia ventricolare clinica allo studio elettrofisiologico endocavitario (SEE)] (14). E' comunque possibile che l'ischemia acuta rivesta un ruolo critico nella genesi della morte improvvisa dei pazienti privi di un definito substrato aritmogeno, spesso giudicati a basso rischio di eventi aritmici al termine della stratificazione prognostica (3). Pur con i limiti sopra indicati,relati alla imprevedibilità evolutiva della placca aterosclerotica,l'ecocardiografia da sforzo potrebbe utilmente integrare le tecniche diagnostiche dedicate alla descrizione del profilo aritmico del paziente post-infartuato. Essa fornisce sia sull'entità e sulla localizzazione del fenomeno ischemico sia su parametri ergometrici di provato significato prognostico nel post-IMA (capacità lavorativa, pressione arteriosa sistolica al picco dello sforzo, entità dell'incremento pressorio) (16). Inoltre, la ampia diffusione di tali tecniche (ecocardiografia ed ergometria), disponibili in ogni divisione o servizio di cardiologia, ed i loro costi contenuti nè supportano l’impiego nella pratica clinica.

 

Indice STRATIFICAZIONE RISCHIO ARITMICO DOPO IMA
Indice Manuali di Aritmologia
Indice EINTHOVEN