STRATIFICAZIONE DEL RISCHIO ARITMICO NEL POST-INFARTO:


 

ruolo della frazione di eiezione del ventricolo sinistro, della attività ectopica ventricolare e dei potenziali tardivi ventricolari

  

La ridotta frazione di eiezione del ventricolo sinistro è di per sè espressione di substrato aritmogeno ?

Con la disponibilità di numerose tecniche di immagine il calcolo della frazione di eiezione del ventricolo sinistro si è reso facilmente disponibile. Numerosi studi hanno dimostrato che una riduzione di tale indice di funzione sistolica ha pesanti implicazioni prognostiche. Per valori inferiori al 40%, la curva di mortalità a breve e medio termine si inerpica, probabilmente perchè diventano pericolosamente attivi meccanismi di distorsione e di dilatazione progressiva della camera ventricolare (61) (Tabella VII). Una frazione di eiezione al 40%, calcolata mediante tecnica angiografica o radioisotopica, rappresenta una variabile fondamentale nella definizione del rischio di successive tachiaritmie ventricolari maligne (61-67). Tale parametro mantiene il proprio significato clinico anche quando misurato con tecnica ecocardiografica, per altro con ovvi vantaggi di praticità e costo (67). Tuttavia, la frequenza di eventi aritmici in pazienti con frazione di eiezione depressa ma privi di altri fattori favorenti, non risulta diversa da quella osservata in soggetti con funzione ventricolare sinistra conservata (66-67). Sebbene la disfunzione ventricolare sinistra favorisca la genesi di circuiti di rientro, base di tachiaritmie ventricolari sostenute, una estesa area necrotica non costituisce di per sè un substrato aritmogeno. Ciò rende necessario integrare la informazione fornita addizionali quanto suggerito dalla misura della frazione di eiezione del ventricolo sinistro con ulteriori variabili prognostiche.

  

Il riscontro di attività ectopica ventricolare all'ECG dinamico ha conservato il
proprio significato prognostico anche in epoca trombolitica ?

L'esecuzione di un ECG dinamico rappresenta una delle procedure diagnostiche di uso più comune nella stratificazione del rischio aritmico nel post-IMA. Studi policentrici hanno infatti dimostrato che il riscontro di BEV frequenti e/o complessi rappresenta un fattore prognostico indipendente predittivo di morte cardiaca improvvisa dopo IMA (41, 62,63,68).

Tali studi risalivano all'epoca pre-trombolitica; è stato così recentemente verificato in 8676 pazienti infartuati, arruolati nello studio GISSI-2, se il riscontro di BEV ad un ECG dinamico pre-dimissione (mediamente eseguito in 17° giornata) conservasse tale significato prognostico (69). Lo studio ha confermato come la presenza di ³ 10 BEV / ora rimanga un importante variabile indipendente predittiva di mortalità sia globale che cardiaca improvvisa (69). La mortalità appariva infatti 2-3 volte superiore in presenza dell'aritmia, anche dopo aggiustamento per la frazione di eiezione e numerose altre variabili cliniche.

  

Tra le aritmie ventricolari rilevabili all'ECG dinamico quali sono più utili nella stratificazione del rischio aritmico dopo infarto miocardico ?

Dallo studio GISSI-2 è emerso che il riscontro di TV non sostenuta, seppure significativamente relata all'"outcome" aritmico alla analisi univariata, perdeva tale valenza durante l'analisi multivariata (69). Quest'ultimo dato differisce in modo sostanziale rispetto a quanto acquisito in epoca pre-fibrinolitica e sembrerebbe ridimensionare considerevolmente il significato clinico della TV non sostenuta tradizionalmente ritenuta una delle aritmie prognosticamente più rilevanti nel paziente infartuato. E' tuttavia noto come i fenomeni ripetitivi, in particolare la TV non sostenuta, siano poco riproducibili, e come la sensibilità della registrazione Holter nell'identificarli sia stettamente dipendente dalla durata della monitorizzazione (70). E' possibile che la durata di 24 ore non sia la più adeguata per uno studio del significato prognostico della TV non sostenuta in epoca post-fibrinolitica. Mediante un ECG dinamico di 48 ore, è stato infatti dimostrato in un gruppo di 303 pazienti con recente IMA (per il 54% trattati con terapia fibrinolitica) che dopo le prime 24 ore di registrazione la prevalenza di episodi di TV non sostenuta non era significativamente diversa tra i pazienti con e senza eventi aritmici (23 vs 15%) (67) (Figura 9). Al contrario, dopo 48 ore di monitorizzazione, una differenza statisticamente significativa era chiaramente apprezzabile (61 vs 25%; p<0.01) (67). E' poi opportuno un ulteriore commento: la definizione del numero di episodi di TV non sostenuta potrebbe rappresentare un elemento importante di cui tenere conto nella stratificazione prognostica. Infatti, non limitandosi a definirne la semplice presenza o assenza, ma dicotomizzando la popolazione in studio in base alla presenza o assenza di ³ 2 episodi nelle 48 ore, la TV non sostenuta risultava all'analisi multivariata l'unica variabile significativamente relata all'occorrenza di eventi aritmici tra quelle fornite dall'ECG dinamico (67). Che i pazienti con ³ 2 episodi di TV non sostenuta all'ECG dinamico di 48 ore mostrino una maggiore instabilità elettrica appare plausibile. Essi infatti, pur non differenziandosi significativamente dai pazienti con nessuno o un singolo episodio di TV non sostenuta in numerose variabili cliniche e strumentali, mostrano al contrario un maggior numero di "triggers" (BEV isolati o in coppia) e una maggiore riduzione della variabilità di FC (67).

Pertanto, le aritmie ventricolari rilevabili ad un ECG dinamico pre-dimissione forniscono rilevanti informazioni prognostiche anche in epoca post-fibrinolitica. La durata della registrazione dovrebbe essere definita in base alle esigenze di ogni singola unità operativa. Qualora non sia possibile eseguire una registrazione di durata > 24 ore, è opportuno adottare come marker di rischio il rilievo di ³ 10 BEV/ora. Se fattibile, una registrazione più protratta (48 ore) potrebbe rendere disponibile un marker di maggior peso prognostico quale la presenza di ³ 2 episodi di TV non sostenuta, in analogia a quanto già osservato in pazienti con insufficienza cardiaca lieve o moderata (71).

  

Di cosa sono espressione i potenziali tardivi ventricolari ?

L'"ECG in averaging" rende possibile il rilievo noninvasivo dei PTV. Espressione di attività elettrica rallentata, disomogenea e frazionata essi sono "markers" di substrato aritmogeno, potenziale sede di rientro (72). Due sono gli approcci per la rilevazione dei PTV: 1) "ECG in averaging", in dominio di tempo e 2) ECG ad alta risoluzione, in dominio di frequenza. Poichè non è stato dimostrato un significativo vantaggio nell'uso della tecnica in dominio di frequenza (73,74), e data la maggior quota di letteratura disponibile, nella presente rassegna ci si limiterà alla trattazione della sola tecnica in dominio di tempo.

  

I potenziali tardivi ventricolari presentano un significato prognostico indipendente nei confronti degli eventi aritmici post-infartuali ?

Numerosi studi hanno dimostrato che la ricerca dei PTV è in grado di fornire importanti informazioni prognostiche nella identificazione dei pazienti a rischio di eventi aritmici nel post-IMA (25, 64-67, 75-78). Infatti i pazienti a rischio di TV sostenuta e morte improvvisa nel post-IMA mostrano PTV con frequenza significativamente più elevata rispetto ai pazienti liberi da eventi aritmici (Tabella VIII). Inoltre i PTV rappresentano un "marker" di instabilità elettrica ventricolare indipendente da altri indici di rischio aritmico, quali la frazione di eiezione del ventricolo sinistro o il riscontro all'ECG dinamico di attività ectopica ventricolare e ridotta variabilità di FC.

I PTV sono in grado di predire non soltanto l'occorrenza di eventi aritmici spontanei nel follow-up, ma anche i risultati della stimolazione ventricolare programmata. E' infatti dimostrato come la presenza di PTV sia correlabile con l'induzione di TV monomorfa sostenuta, soprattutto in pazienti con esiti di IMA e TV non sostenuta all'ECG dinamico (79-83).

  

Quali sono i limiti dell'"ECG in averaging" ?

Anche il "signal-averaging" non è scevro dai limiti comuni alle altre metodiche diagnostiche. Ad una accettabile sensibilità corrisponde una specificità piuttosto modesta condizionante quindi un elevato numero di risultati falsi positivi (Tabella IX). E' inoltre dimostrato come la frequenza delle tachiaritmie ventricolari inducibili sia correlata in modo inverso sia con la durata del QRS filtrato ad alta frequenza sia con la durata dei potenziali terminali di bassa ampiezza (90). Tale osservazione rende conto della elevata accuratezza diagnostica dei PTV nei confronti della TV monomorfa sostenuta, "non rapida" (con FC < 260-270 / min) sia spontanea che inducibile. Al contrario il "signal-averaging" ha mostrato modesta capacità predittiva nei confronti della TV polimorfa o monomorfa "rapida" e della FV, sia spontanea che inducibile. Infatti i PTV mostrano una prevalenza significativamente più bassa nei pazienti sopravvissuti ad un arresto cardiaco extra-ospedaliero rispetto a quelli con un pregresso episodio di TV monomorfa sostenuta (91) (Tabella X). Quindi se il "signal-averaging" appare strumento efficace nella definizione del rischio di TV monomorfa sostenuta, non lo è altrettanto nella identificazione dei pazienti a rischio di tachiaritmie ventricolari a parziale o totale desincronizzazione e quindi di morte cardiaca improvvisa.

  

Diverse modalità di analisi ed interpretazione dell'ECG in averaging potrebbero migliorare l'accuratezza diagnostica della metodica ?

Le su indicate osservazioni giustificano ulteriori ricerche mirate al superamento di tali limiti. Diverse modalità di approccio nella lettura ed interpretazione dei PTV potrebbero forse essere utili.

L'interpretazione del "signal-averaging" è comunemente basata sull'utilizzo combinato di 3 diversi parametri rilevabili sul vettore magnitudine delle 3 derivazioni ortogonali x, y, z: 1) durata del QRS filtrato ad alta frequenza, 2) voltaggio quadratico medio degli ultimi 40 ms del QRS filtrato e 3) durata dei potenziali terminali di bassa ampiezza. Pochi studi hanno tuttavia verificato prospetticamente quale tra questi 3 parametri abbia significato prognostico indipendente nei confronti degli eventi aritmici (65,67, 77). Essi hanno dimostrato che l'unico parametro prognosticamente rilevante è rappresentato dal QRS filtrato ad alta frequenza. Si può pertanto ipotizzare che una anomala durata del QRS filtrato rifletta una maggior quota di miocardio con inomogenea propagazione della conduzione, facilitando quindi la genesi di TV e FV (65). Inoltre sia il voltaggio quadratico medio che la durata dei potenziali terminali di bassa ampiezza appaiono più sensibili al rapporto segnale-rumore e piccole variazioni nella definizione della fine del QRS possono ridurre marcatamente la loro accuratezza (77). Si è inoltre evidenziato che l'utilizzo del solo QRS filtrato come criterio per definire l'anormalità del test è in grado di rendere il test stesso un mezzo diagnostico più potente nella stratificazione del rischio aritmico nel post-IMA (67,77) (Tabella XI) (Figura 11).

Recentemente Lander e coll (92) hanno osservato che eseguire l'analisi del "signal-averaging" non soltanto a livello del vettore magnitudine ma anche a livello delle singole derivazioni x, y, z condiziona un miglioramento significativo della accuratezza diagnostica, simile a quello ottenibile con un "averaging" aumentato da 200 a 600 QRS (Tabella XII) (Figura XII). Il razionale di questa osservazione risiede nella possibilità di un diverso rapporto segnale-rumore nelle singole derivazioni x, y, z. Questo fenomeno permetterebbe la evidenziazione di PTV nelle derivazioni con miglior rapporto segnale-rumore che risulterebbero così patologiche. Al contrario, il test potrebbe essere negativo sia nelle singole derivazioni con più sfavorevole rapporto-segnale rumore che nel vettore magnitudine. Nel vettore magnitudine, infatti, deflessioni terminali di bassa ampiezza, non riproducibili in tutte le derivazioni ortogonali, potrebbero non essere rappresentate come PTV .

E' perciò da verificare prospetticamente se la integrazione di informazioni fornite dalla durata del QRS filtrato a livello del vettore magnitudine con quelle ricavabili dalla analisi del "signal-averaging" delle singole derivazioni ortogonali possa contribuire ad un incremento dell'accuratezza diagnostica della tecnica.

 

Indice STRATIFICAZIONE RISCHIO ARITMICO DOPO IMA
Indice Manuali di Aritmologia
Indice EINTHOVEN