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Il Rofecoxib può aumentare il rischio di eventi cardiovascolari nei pazienti ipertesi
Una ricerca compiuta su un campione di 34.000 pazienti con osteoartrosi o artrite reumatoide ha valutato la sicurezza dei farmaci antinfiammatori sull’apparato cardiovascolare.
L’analisi è stata eseguita suddividendo i pazienti in 2 gruppi: pazienti ipertesi e pazienti normotesi.
Il Rofecoxib ( Vioxx ), un inibitore selettivo dell’enzima COX – 2, è risultato associato ad un rischio relativo di eventi cardiovascolari ( infarto miocardico, ictus ) di 2,45 ( p = 0,0004 ) nei pazienti ipertesi.
Non è stato invece osservato alcun significativo aumento del rischio per gli altri farmaci antinfiammatori. ( 53rd Scientific Annual Meeting/ American College of Cardiology, 2004 - Xagena )
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Rischio di infarto miocardico con il Rofecoxib, un antinfiammatorio anti-Cox2
Gli inibitori della ciclossigenasi–2 ( coxib ) presentano una minore gastrolesività rispetto ai comuni farmaci antinfiammatori non steroidei ( FANS ).
Nel corso degli ultimi anni sono emersi dati che ne hanno messo in dubbio la loro sicurezza cardiovascolare.
Ricercatori del Brigham and Women’s Hospital – Harvard Medical School di Boston hanno valutato il rischio relativo di infarto miocardico acuto ( IMA ) del Celecoxib ( Celebrex ), Rofecoxib ( Vioxx ) e dei FANS.
Lo studio caso-controllo è stato eseguito su 54.475 pazienti di età superiore ai 65 anni, che comprendevano 10.895 casi di infarto miocardico acuto ( IMA ).
L’impiego del Rofecoxib è risultato associato ad un elevato rischio relativo di infarto miocardico acuto rispetto al Celecoxib ( odds ratio, OR: 1,24; p = 0,011 ) e al non impiego di nessun farmaco antinfiammatorio ( OR: 1,14; p = 0,054 ).
Il rischio relativo di infarto miocardico è risultato anche elevato facendo il confronto dei dosaggi:
- Rofecoxib minore o uguale a 25 mg versus Celecoxib minore o uguale a 200 mg ( OR: 1,21 ; p= 0,036 )
- Rofecoxib > 25 mg versus Celecoxib > 200 mg ( OR: 1,70; p = 0,026 ).
Il rischio relativo riguardo al tempo d’impiego del Rofecoxib è risultato:
1 – 30 giorni ( OR: 1,40; p = 0,005 )
31 – 90 giorni ( OR: 1,38; p = 0,003 )
> 90 giorni ( OR: 0,6; p =0,8 )
rispetto all’impiego del Celecoxib per una durata simile.
In questo studio è emerso che il Rofecoxib è associato ad un elevato rischio di infarto miocardico acuto rispetto al Celecoxib e al non impiego di farmaci antinfiammatori.
Il rischio di IMA è più alto quando si utilizzano dosaggi di Rofecoxib superiori a 25 mg , e nei primi 90 giorni di terapia. ( Circulation, 2004 - Xagena )
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I soggetti che assumono Rofecoxib o FANS non-selettivi presentano un più alto rischio di insufficienza cardiaca congestizia
I farmaci antinfiammatori non-steroidei ( FANS ) sono associati ad un aumento del rischio di insufficienza cardiaca congestizia.
Uno studio di coorte, retrospettivo, ha confrontato l’incidenza di ricoveri ospedalieri per insufficienza cardiaca congestizia nei pazienti anziani trattati con i tradizionali FANS e gli inibitori selettivi COX-2.
Sono stati individuati pazienti di età superiore ai 66 anni , naive ai FANS, che erano in trattamento con Rofecoxib ( Vioxx ) ( n = 14.583 ), Celecoxib ( Celebrex ) ( n = 18.908 ), o stavano assumendo FANS non-selettivi ( n = 5.391 ).
Rispetto ai non utilizzatori di farmaci antinfiammatori, i pazienti trattati con Rofecoxib e con FANS non-selettivi hanno mostrato un aumento del rischio di ricovero ospedaliero per insufficienza cardiaca ( rate ratio, aggiustato: 1,8 e 1,4, rispettivamente ).
L’aumento del rischio non è invece stato osservato nei pazienti trattati con Celecoxib ( RR = 1 ).
Il rischio di ricovero ospedaliero per coloro che avevano assunto Rofecoxib è risultato più alto rispetto a coloro che hanno utilizzato FANS non-selettivi ( RR = 1,5 ).
Questo studio indica che i soggetti che assumono Rofecoxib o FANS non-selettivi presentano un più alto rischio di ricovero ospedaliero per insufficienza cardiaca congestizia. (Lancet 2004 - Xagena )
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