L'influenza


Che differenza c’è tra l’influenza ed un comune raffreddore?

Nell'influenza la sintomatologia sistemica è più pronunciata che nel comune raffreddore.

Quali sono i sintomi dell’influenza?

I sintomi, che compaiono im­provvisamente nello spazio di qualche ora, sono i se­guenti:
brividi
febbre
dolori localizzati alle estremità
dolori articolari
affaticamento
infiammazione di gola, trachea e bronchi

I pazienti soffrono spesso di nausea, mentre la diarrea non è considerata un sintomo chiave.

La tosse è frequente sia nel raffreddore che nell'influenza. Se essa persiste per più di 7-10 giorni o se è squassante, molto frequente e non sufficientemente controllata dai farmaci antitosse, potrebbe rappresentare il sintomo di una patologia più grave (polmonite) ed è perciò richiesto un controllo me­dico.

La febbre è sempre presente?

La febbre fa parte dei sintomi chiave dell'influenza. In caso di raffreddore, si manifesta assai raramente nell'adulto.
Nei bambini invece non può essere considerata un sintomo differenziale perché, anche in caso di un semplice raffreddore, è frequente l’innalzamento della temperatura che comunque non persiste per più di 2-3 giorni.
I bambini di età superiore ai 2 anni, con febbre fino ai 39°C, che manife­stano sintomi tipici del raffreddore, non è detto che abbiano contratto l’influenza.
Se la febbre perdura è bene rivolgersi al pediatra per una diagnosi precisa.
Per quanto riguarda gli adulti, essi hanno bisogno di una dia­gnosi medica nel caso in cui la febbre persista per più di 3 giorni o sia accompagnata da forte mal di gola, otalgia, dolori addominali, sintomi a carico delle vie urinarie o da convulsioni febbrili.

In pazienti con età differente l’influenza ha lo stesso decorso?

L’influenza è una patologia benigna, a decorso favorevole. Nei bambini piccoli e negli anziani però compaiono spesso complicazioni e ciò impone una stretta sorveglianza medica.
Il parere di un pediatra è necessario quando i bambini presentano difficoltà respiratorie, quando sono particolarmente prostrati o quando non bevono nonostante la febbre, Gli anziani influenzati invece devono consultare il medico poiché le sovrainfezioni batteriche per loro sono molto frequenti.

Perché per gli anziani l’influenza può avere conseguenze letali?

Gli anziani possono andare incontro a sovrainfezioni batteriche. Per questo motivo circa il 10% delle persone influenzate che hanno più di 65 anni contraggono una polmonite. Inoltre, le persone anziane spesso presentano insufficienza cardiaca, renale o polmonare; se influenzati, questi malati cronici, sovente devono essere ospedalizzati ed il tasso di mortalità aumenta a causa del possibile peggioramento delle condizioni generali.
Infine, nel paziente anziano, si deve temere anche una complicanza trombotica in seguito ad una prolungata immobilizzazione.

Quanto dura un’influenza?

Una febbre influenzale dura in media 3-4 giorni e la guarigione avviene in circa 10 giorni.
La febbre alta e la mancata risoluzione dei sintomi (più di 7-10 giorni), come l'affaticamento e l'astenia persistente, indicano una sovrainfezione batterica (sinusiti, polmoniti, bronchiti, otiti medie, ecc.) che necessitano dell'intervento medico.
Le complicazioni sono più frequenti nei soggetti colpiti da influenza ed i più vulnerabili sono i bambini e gli anziani.

I familiari del paziente sono a rischio di contagio?

L'influenza è una malattia virale che si trasmette attraverso le goccioline propagate da tosse e starnuti, o per contatto diretto all'interno di piccoli ambienti.
Il contagio avviene anche attraverso il contatto delle mani con le secrezioni nasali di soggetti infetti (ad es. con una stretta di mano).
Contrariamente a quanto spesso ritenuto, la temperatura e l'umidità dell'aria non giocano un ruolo determinante. Il periodo di incubazione e di circa 1-4 giorni. L'eliminazione dei virus decresce rapidamente con l'evolversi della malattia, ma può durare fino a 3 settimane.
L'influenza è infettiva già prima che la malattia sia evidente e resta tale per più di una settimana.

Quali sono i periodi dell’anno in cui si è più a rischio?

L'influenza, dopo il raffreddore, è l'affezione più frequente che si conosca. E’ una malattia diffusissima che si manifesta in genere tra i mesi di dicembre e di maggio, con una punta massima a febbraio-marzo.

Quale terapia per l’influenza?

Come per il raffreddore, la terapia dell’influenza è di tipo sintomatico. Oltre ai rimedi naturali (miele, bevande calde come il tè al limone, riposo, ecc.) si usano i farmaci che contrastano la sintomatologia da raffreddamento (decongestionanti nasali come i simpaticomimetici, i mucolitici, gli antitosse, ecc.)
Nell’influenza però bisogna intervenire anche sui sintomi sistemici (dolori alle articolazioni, febbre, ecc.) e in alcuni casi sulle complicanze.
In alcuni soggetti quali gli anziani, i bambini i malati cronici, sono molto frequenti le sovrainfezioni, le complicazioni polmonari e gli aggravamenti delle patologie preesistenti.
Per quanto riguarda i dolori articolari e la febbre gli antinfiammatori e gli antipiretici sono ormai farmaci collaudati ed efficaci (Paracetamolo, Ibuprofene, Acido Acetilsalicilico).
Quando il problema è una complicanza di tipo infettivo, che si evidenza principalmente con la mancata risoluzione dello stato febbrile, il medico deve diagnosticare in che distretto si è verificata l’infezione (tonsille, bronchi, polmoni, ecc.) e prescrivere l’antibiotico adeguato, al dosaggio corretto e per il tempo necessario. Il mancato rispetto della giusta prescrizione rischia di provocare la mancata efficacia della terapia, la ricaduta o, ancor peggio, la resistenza dei batteri all’antibiotico prescritto, con la conseguenza di una successiva prescrizione più potente, con maggior rischio di effetti collaterali.




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