Tumore pancreatico: opzioni chirurgiche


Il trattamento del carcinoma pancreatico rappresenta una sfida interdisciplinare difficile da affrontare, essendo questa neoplasia tuttora caratterizzata da una scarsa prognosi e da una sopravvivenza globale a lungo termine di solo 1-5%.

Dal punto di vista oncologico, il carcinoma pancreatico rappresenta la quarta causa di morte correlata ai tumori nel mondo occidentale con più di 100.000 decessi in Europa e negli Stati Uniti ogni anno.

Uno dei problemi principali è relativo alla diagnosi precoce, poiché l’80-90% dei tumori pancreatici è localmente avanzato o già metastatico al momento della diagnosi.
Tuttavia, nei pazienti che sono candidabili ad intervento chirurgico resettivo, i tassi di sopravvivenza a 5 anni arrivano a circa il 25%, fatto che sottolinea come la chirurgia rappresenti l’unica possibilità di potenziale guarigione e sopravvivenza a lungo termine in questi pazienti.
La terapia chirurgica deve essere inserita in un concetto oncologico di trattamento adiuvante, poichè la chemioterapia postoperatoria gioca un ruolo chiave nel prolungamento della sopravvivenza del paziente.

Gli interventi chirurgici resettivi standard prevedono la duodeno-cefalopancresectomia con resezione gastrica distale o con la preservazione del piloro in caso di neoplasie della testa del pancreas, la pancresectomia distale per tumori del corpo e della coda del pancreas, come pure la pancreatectomia totale per neoplasie più estese o per le neoplasie mucinose papillari intraduttali se necessario.
La resezione venosa della vena porta e della vena mesenterica superiore in corso di tali procedure sono ben accettate, mentre la resezione di vasi arteriosi, di mestastasi o di recidive di malattia non sono considerate procedure standard e pertanto dovrebbero essere effettuate secondo particolari indicazioni e in pazienti selezionati. Attualmente, la standardizzazione delle procedure chirurgiche e la centralizzazione della chirurgia pancreatica in Centri ad alto volume garantiscono il miglior trattamento per il paziente e tassi di mortalità inferiori al 5%. ( Xagena_2009 )

Hackert T et al, Minerva Chirurgica 2009;64;465-476



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