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Sindrome coronarica acuta: il diabete è un fattore di rischio di mortalità I pazienti con diabete e con sindrome coronarica acuta presentano un più alto rischio di mortalità a 30 giorni e ad 1 anno dopo l’evento cardiaco, rispetto ai pazienti non diabetici. Tuttavia ad 1 anno dall’evento, il rischio di morte tra i pazienti diabetici con angina instabile o infarto NSTEMI ( infarto miocardico senza sopraslivellamento ST ) tende ad essere simile a quello dei pazienti senza diabete e con infarto STEMI ( infarto miocardico con sopraslivellamento ST ). Queste le conclusioni di uno studio, che aveva come obiettivo quello di verificare se il diabete mellito è indipendentemente associato al rischio di morte dopo sindrome coronarica acuta. Sono stati esaminati i dati di 62.036 pazienti con sindrome coronarica acuta; di questi il 17% era affetto da diabete mellito. Questi pazienti avevano partecipato agli studi TIMI. L’analisi ha mostrato che la mortalità a 30 giorni era significativamente più alta nei pazienti con diabete rispetto a quelli senza diabete: 2,1% versus 1.1% ( p < 0.001 ) per il gruppo con angina instabile / infarto NSTEMI, e 8.5% versus 5.4% ( p < 0.001 ) per il gruppo con infarto STEMI. La mortalità ad 1 anno era significativamente più alta per i pazienti con diabete al momento dell’evento coronarico, rispetto ai non diabetici: 7.2% versus 3,1% per angina instabile / infarto NSTEMI, e 13,2% versus 8.1% per infarto STEMI ( entrambi p < 0.001 ). Dopo aggiustamento per le caratteristiche basali e per il management ( gestione ), il diabete è risultato associato ad un aumento della mortalità a 30 giorni dopo angina instabile / infarto NSTEMI ( odds ratio, OR=1.78 ), e infarto STEMI ( OR= 1.40 ). Il diabete al momento della presentazione della sindrome coronarica acuta era associato ad un’aumentata mortalità ad 1 anno dopo angina instabile / infarto NSTEMI ( hazard ratio, HR=1.65 ) ed infarto STEMI ( HR=1,22 ). Gli Autori hanno sottolineato l’importanza di strategie aggressive nella gestione dei pazienti diabetici con malattia ischemica instabile.( Xagena_2007 ) Fonte: Journal of American Medical Association, 2007 Link: Cardiologia.net Link: MedicinaNews.it « Home | Stampa articolo | Invia E-mail |
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