Gli anziani con diabete di tipo 2 hanno una minore probabilità di eventi cardiovascolari o di mortalità per qualsiasi causa se trattati con un inibitore SGLT2 o un agonista GLP-1 anzichè un inibitore DPP-4


I pazienti anziani, in particolare i soggetti fragili, affetti da diabete mellito di tipo 2 hanno meno probabilità di sviluppare un evento cardiovascolare o di morire ( decesso per qualsiasi causa ) se trattati con un inibitore SGLT2 o un agonista GLP-1 anzichè un inibitore di DPP-4.

E' stato condotto uno studio di coorte retrospettivo su anziani di almeno 65 anni di età con diagnosi di diabete di tipo 2 che avevano iniziato un trattamento con un inibitore SGLT2 ( co-trasportatore sodio-glucosio di tipo 2 ), un agonista del recettore GLP-1 o un inibitore DPP-IV ( dipeptidil peptidasi 4 ).
Sono stati condotte tre analisi per confrontare ciascuna delle tre classi di farmaci.

Per misurare la fragilità dei pazienti è stato utilizzato un indice di fragilità validato basato sui sinistri.
Gli adulti con un punteggio dell’indice di fragilità inferiore a 0,15 sono stati considerati non-fragili, quelli con un punteggio compreso tra 0,15 e 0,24 sono pre-fragili e gli adulti con un punteggio da 0,25 in avanti sono stati definiti fragili.

Il follow-up è continuato fino all'interruzione del trattamento, al passaggio a un'altra classe di farmaci, al verificarsi di un evento cardiovascolare o di sicurezza, al decesso, alla fine dell'arruolamento nel piano sanitario o alla fine dello studio.

Gli esiti cardiovascolari primari erano il tempo alla prima ospedalizzazione per infarto miocardico acuto o ictus ischemico, ospedalizzazione per insufficienza cardiaca o mortalità per qualsiasi causa.

In generale 120.000 adulti trattati con inibitori SGLT2 sono stati confrontati con altrettanti soggetti trattati con inibitori DPP-4.

Durante un follow-up medio di 10,6 mesi i pazienti trattati con un inibitore SGLT2 hanno mostrato un rischio inferiore di incorrere in un evento cardiovascolare ( hazard ratio, HR = 0,72 ).
La differenza nel tasso di incidenza di eventi cardiovascolari è risultata maggiore tra gli adulti con pre-fragilità o fragilità.
I pazienti trattati con un inibitore di SGLT2 avevano meno probabilità di avere un evento avverso sulla sicurezza rispetto a quanti ricevevano un inibitore DPP-IV ( HR = 0,81 ), anche se i primi presentavano tassi più elevati di chetoacidosi diabetica, infezioni genitali e amputazioni degli arti inferiori.

Nel confronto tra agonisti GLP-1 e inibitori DPP-4 sono valutati oltre 113.000 pazienti per ciascun gruppo.
Durante una media di 10,7 mesi, gli adulti in trattamento con un agonista GLP-1 avevano un rischio inferiore di un evento cardiovascolare rispetto a quelli in terapia con un inibitore DPP-4 ( HR = 0,74 ).
La differenza negli eventi tra le due classi di farmaci era maggiore tra gli adulti con pre-fragilità o fragilità.
Il gruppo trattato con agonisti GLP-1 aveva anche meno probabilità di avere esiti avversi sulla sicurezza rispetto a quelli trattati con un inibitore DPP-4 ( HR = 0,9 ).

Il confronto tra gli inibitori SGLT2 e gli agonisti GLP-1 ha riguardato quasi 90mila adulti in ciascun gruppo.
Durante un follow-up medio di 9,6 mesi, gli adulti trattati con un inibitore SGLT2 avevano un rischio inferiore di un evento cardiovascolare rispetto a quelli trattati con un agonista GLP-1 ( HR = 0,92 ), senza nessuna differenza tra i gruppi di fragilità.
Gli adulti trattati con un inibitore SGLT2 avevano anche un rischio inferiore di esiti avversi sulla sicurezza rispetto agli altri ( HR = 0,91 ), anche se presentavano tassi più elevati di chetoacidosi diabetica e infezioni genitali.

Dallo studio è emerso che, rispetto agli agonisti del recettore GLP-1, una terapia iniziale con inibitori SGLT2 è risultata associata a una riduzione del tasso di ospedalizzazione per insufficienza cardiaca, con un beneficio maggiore tra le persone più fragili in termini di tasso assoluto. ( Xagena_2023 )

Fonte: Diabetes Care, 2023

Xagena_Salute_2023