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Coronaropatia: determinanti di prolungamento dell’intervallo QT e loro contributo al rischio di morte cardiaca improvvisa In un recente studio di coorte il prolungamento dell’intervallo QT corretto è risultato associato a un aumento indipendente del rischio di morte cardiaca improvvisa. Ricercatori dell’Oregon Health and Science University, a Portland negli Stati Uniti, hanno valutato mediante lo studio caso-controllo Oro-SUDS ( Oregon Sudden Unexpected Death Study ) le determinanti del prolungamento del QT corretto ( QTc ) e la relazione tra prolungamento del QT corretto e il rischio di morte cardiaca improvvisa tra i pazienti con coronaropatia nella popolazione generale. I casi erano costituiti da pazienti affetti da malattia coronarica che sono andati incontro a morte cardiaca improvvisa; i controlli erano rappresentati da soggetti con coronaropatia ma senza storia di morte cardiaca improvvisa. Un totale di 373 casi e 309 controlli ha incontrato i criteri di inclusione per l’analisi. Il QT corretto medio è risultato significativamente più lungo nei casi che nei controlli ( 450 versus 433 ms; P<0.0001 ). In un modello multivariato, il genere, il diabete mellito e i farmaci che prolungano il QT corretto sono risultati essere determinanti significativi del prolungamento del QT corretto nel gruppo controllo. In un modello di regressione logistica, il diabete mellito ( odds ratio, OR=1.97 ) e l’utilizzo di farmaci che prolungano il QT ( OR=2.90 ) sono risultati predittori significativi di morte cardiaca improvvisa tra i soggetti con QT corretto normale o borderline. Tuttavia, un QT corretto prolungato in modo abnorme, in assenza di diabete e di farmaci che prolungano l’intervallo QT, era il più forte predittore di morte cardiaca improvvisa ( OR=5.53 ). In conclusione, il diabete mellito e i farmaci che prolungano il QT corretto sono predittori di morte cardiaca improvvisa nella coronaropatia. Il prolungamento idiopatico abnorme del QT corretto aumenta di 5 volte il rischio di morte cardiaca improvvisa. ( Xagena_2009 ) Chugh SS et al, Circulation 2009;119: 663-670 Link: CardiologiaOnline.it Link: MedicinaNews.it « Home | Stampa articolo | Invia E-mail |
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