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Sindrome coronarica acuta: la tempistica di somministrazione degli inibitori della glicoproteina IIb/IIIa

I rischi ed i benefici quando si somministrano gli inibitori della glicoproteina IIb/IIIa ( Gp IIb/IIIa ) nei pazienti con sindromi coronariche acute, sottoposti a trattamento invasivo, dovrebbero essere attentamente valutati.

Nei pazienti con sindromi coronariche acute ( angina instabile o infarto miocardico senza sopraslivellamento ST ), una strategia invasiva precoce, consistente nell’angiografia e successivo triage verso l’intervento coronarico percutaneo ( PCI ) oppure verso la terapia medica, si traduce in ridotta incidenza di morte e di infarto miocardico rispetto all’approccio conservativo.

L’impiego a monte degli inibitori della glicoproteina IIb/IIIa ( Tirofiban, Aggrastat; Eptifibatide, Integrilin ) prima dell’angiografia nei pazienti con sindromi coronariche acute riduce ulteriormente la mortalità e l’infarto miocardico a 30 giorni, nonostante l’aumentata incidenza di sanguinamenti maggiori o minori.

Le attuali lineeguida raccomandano l’impiego degli inibitori Gp IIb/IIIa in certi pazienti con sindromi coronariche acute, sottoposti a strategia invasiva, somministrati a monte prima dell’angiografia, oppure iniziati nel laboratorio di cateterizzazione in pazienti selezionati da sottoporre a PCI.

I Ricercatori del Columbia University Medical Center a New York hanno coordinato lo studio ACUITY, uno studio randomizzato che sta esaminando la strategia di impiego ottimale degli inibitori Gp IIb/IIIa in 9.207 pazienti con sindrome coronarica acuta, a moderato ed alto rischio, sottoposti ad una strategia d’intervento invasiva precoce.
I pazienti sono stati assegnati in modo casuale a ricevere a monte gli inibitori della glicoproteina IIb/IIIa, in modo routinario ( n = 4.605 ), oppure in modo differito e selettivo ( n = 4.602 ).

Gli inibitori Gp IIb/IIIa sono stati impiegati più frequentemente ( 98,3% rispetto a 55,7%, rispettivamente ) e per una più lunga durata ( 18,3 versus 13,1 ore, valore mediano ) nei pazienti del gruppo a monte rispetto al gruppo tempi differiti.

L’ischemia composita a 30 gironi, comprensiva di morte, infarto miocardico e rivascolarizzazione non pianificata , si è presentata nel 7,9% dei pazienti assegnati all’impiego differito e nel 7,1% dei pazienti assegnati alla somministrazione a monte ( rischio relativo = 1,12 ).

L’impiego degli inibitori Gp IIb/IIIa di routine, a monte, era associato ad un numero inferiore di eventi di rivascolarizzazione per ischemia, rispetto all’impiego differito e selettivo, con nessuna significativa differenza nell’incidenza di morte o infarto miocardico. Al contrario l’uso differito era associato significativamente ad un minor numero di sanguinamenti maggiori ( 4,9% versus 6,1% ) e di sanguinamenti minori.

L’incidenza a 30 giorni degli outcome clinici ( ischemia composita e sanguinamento maggiore ) è risultata quasi identica tra i due gruppi. ( Xagena_2007 )

Fonte: Journal of American Medical Association, 2007

Link: CardiologiaOnline.net

Link: MedicinaNews.it


XagenaFarmaci_2007

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