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Studio EVEREST: il trattamento per lungo periodo con Tolvaptan non produce benefici rispetto al placebo nei pazienti con insufficienza cardiaca scompensata

Lo studio EVEREST ha valutato la sicurezza e l’efficacia di Tolvaptan, un antagonista dei recettori V2 della vasopressina, rispetto al placebo nei pazienti ospedalizzati con insufficienza cardiaca scompensata.

Entro 48 ore dal ricovero ospedaliero, i pazienti sono stati assegnati in modo casuale a ricevere Tolvaptan ( 30mg/die; n = 2.072 ) oppure placebo ( n = 2.061 ).
Il trattamento era continuato per almeno 60 giorni.

Al basale, la frazione d’eiezione media era di 27.5%. ed il 65% dei pazienti presentava insufficienza cardiaca ischemica.
Il 60% dei pazienti era in classe NYHA III ed il 40% in classe NYHA IV.
Il 39% dei pazienti era affetto da diabete, ed il 31% aveva malattia della valvola mitralica.

Il trattamento con Tolvaptan ha prodotto un maggior miglioramento della dispnea a partire dal primo giorno ( 74.3% versus 68%; p < 0.001 ).

Una maggiore riduzione del peso corporeo al primo giorno è stata osservata con Tolvaptan ( 1.76 kg versus 0.97 kg; p < 0.001 ).

Il Tolvaptan ha prodotto un miglioramento di almeno 2 gradi dell’edema nel 74.8% dei pazienti contro un miglioramento del 70.5% dei pazienti con il placebo ( p = 0.003 ).

Non è stata riscontrata differenza tra il gruppo Tolvaptan ed il gruppo placebo riguardo all’end point primario di mortalità per tutte le cause ( 25.9% versus 26.3% ) e neppure nell’end point co-primario di morte cardiovascolare o ospedalizzazione per insufficienza cardiaca ( 42% versus 40.2% ).

L’incidenza di eventi avversi è risultata simile tra il Tolvaptan ( 48.5% ) ed il placebo ( 5.5% ).
I pazienti nel gruppo Tolvaptan hanno sofferto maggiormente di secchezza delle fauci, sete ed ipernatriemia.
Non è stata osservata differenza nell’incidenza di insufficienza renale o di ipotensione.

Lo studio ha mostrato che nei pazienti con insufficienza cardiaca scompensata, il trattamento per lungo tempo con il Tolvaptan non ha prodotto miglioramenti nella mortalità per tutte le cause o nell’end point composito di morte cardiovascolare o di ospedalizzazione per insufficienza cardiaca, rispetto al placebo. ( Xagena_2007 )

Fonte: American College of Cardiology Meeting, 2007


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