Relazione tra numero di parti e aumento del rischio di emorragia intracerebrale e di emorragia subaracnoidea


L’associazione tra parità e rischio di ictus emorragico è ancora da chiarire; uno studio ha valutato l’associazione tra parità e rischio generale di ictus emorragico e ne ha confrontato il contributo a emorragia intracerebrale ed emorragia subaracnoidea.

Per lo studio è stato utilizzato un database derivato da uno studio caso-controllo multicentrico nel quale 471 casi ( sesso femminile ) con ictus emorragico sono stati associati in un rapporto 1:2 a 942 controlli, per un totale di 459 casi di ictus emorragico e 918 controlli con informazioni sulla parità inclusi nello studio.

La parità è stata suddivisa in 4 categorie: 0-1, 2, 3 e maggiore o uguale a 4 e gli odds ratio ( OR ) aggiustati sono stati calcolati mediante regressione logistica.

Età, storia di ipertensione, storia di diabete mellito, storia familiare di ictus, abitudine al fumo, consumo di alcol, livello educazionale, età al menarca e utilizzo di contraccettivi orali sono stati inclusi nei modelli di regressione come potenziali fattori confondenti.

Rispetto alle donne nullipare e unipare, quelle con parità di 2, 3 e 4 o maggiore, hanno mostrato un rischio significativamente più elevato di ictus emorragico totale, emorragia intracerebrale ed emorragia subaracnoidea, rispettivamente.

Ciascuna parità aggiuntiva ha incrementato l’odds ratio di ictus emorragico ( OR aggiustato per ictus emorragico totale=1.27; OR aggiustato per emorragia subaracnoidea=1.34; OR aggiustato per emorragia intracerebrale=1.27 ).

Il test per la valutazione della probabilità relativa alle tendenze ha mostrato un aumento significativo del rischio per ictus emorragico totale e per i due tipi di ictus emorragico con l’aumento della parità ( p per tendenza inferiore a 0.05 in tutte le analisi ).

In conclusione, un aumento del numero di parti potrebbe essere legato a un aumento del rischio di emorragia intracerebrale e di emorragia subaracnoidea. ( Xagena_2010 )

Jung SY et al, Neurology 2010; 74: 1424-1429



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