La prognosi nel lungo periodo dei pazienti colpiti da infarto miocardico al di sotto di 40 anni non è favorevole


I dati riguardanti la prognosi nel lungo periodo dell'infarto miocardico acuto ( IMA ) nei pazienti di giovane età sono limitati.

Uno studio, compiuto presso l'Ospedale Universitario di Siviglia in Spagna ha determinato la sopravvivenza nel lungo periodo ed i predittori di rischio in 108 pazienti consecutivi di età uguale o inferiore ai 40 anni colpiti da IMA.

Questi pazienti hanno rappresentato il 4% dei 2644 pazienti che si sono presentati all'Ospedale con infarto miocardico acuto tra il giugno del 1986 e l'aprile del 1992.

Quattro pazienti sono morti subito dopo il ricovero.
L'incidenza totale di mortalità tra i 104 pazienti sopravissuti è stata del 25,5% a 15 anni.

La mortalità è risultata più alta tra i pazienti con diabete mellito di tipo 1 ( p = 0,01 ), con elevata assunzione di alcol nel lungo periodo ( p = 0,035 ), con malattia arteriosa periferica ( P = 0,004 ), con precedente infarto miocardico ( p = 0,04 ), con infarto miocardico anteriore ( p=0,01 ) e ridotta frazione d'eiezione ventricolare sinistra ( p < 0,0001 ).

La percentuale cumulativa di sopravvivenza a 1,5, 10 e 15 anni è stata del 99%, 86% e del 75%, rispettivamente.

La percentuale di sopravvivenza libera da eventi ( morte, infarto miocardico, intervento coronarico, grave angina pectoris, aritmie maligne, insufficienza cardiaca congestizia ) è stata dell'88%, 76%, 60% e del 43%, rispettivamente.

I più forti predittori indipendenti di mortalità nel lungo periodo sono risultati essere: frazione d'eiezione minore o uguale al 45% ( odds ratio, OR: 4,4; p < 0,001 ) e malattia arteriosa periferica ( odds ratio, OR: 45,9: p < 0,0001 ).

Questi dati indicano che la prognosi nel lungo periodo e lo stato funzionale dei pazienti di giovane età ( inferiore ai 40 anni ), colpiti da infarto miocardio acuto, non è favorevole, specialmente nei soggetti in cui la frazione d'eiezione è ridotta o è presente malattia aterosclerotica periferica.( Xagena_2004 )

Fournier JA et al, Am J Cardiol 2004; 94: 989-992



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