Il basso punteggio al test cognitivo predice la malattia cardiovascolare


Ricercatori dell’Università della California – San Francisco ( UCSF ) hanno valutato se l’alterazione della funzione cognitiva fosse una manifestazione precoce di danno vascolare a livello cerebrale, e pertanto fosse in grado di predire il rischio di una successiva malattia cardiovascolare.

Lo studio ha preso in esame 12.096 individui di mezza età partecipanti allo studio ARIC ( Atherosclerosis Risk in Communities ), che, al tempo del test cognitivo, non presentavano storia di ictus o di malattia coronarica.

La funzione cognitiva è stata misurata impiegando il Digit-Symbol Substitution Test ( DSST ), il Word Fluency Test, ed il Delayed Word Recall Test.

I punteggi cognitivi del test sono stati aggiustati per fattori demografici e, poi, valutati come predittori di eventi cardiovascolari mediante l’analisi di Cox.

Nell’arco di un periodo medio di follow-up di 6.4 anni, sono stati riscontrati 516 eventi cardiovascolari ( 292 infarti miocardici, 50 decessi per malattia coronarica e 174 ictus ), con un’incidenza annuale media dello 0.7%.

I più bassi punteggi ai test cognitivi erano associati ad un più alto rischio di eventi cardiovascolari ( più alto quartile versus più basso quartile del DSST; hazard ratio, HR, aggiustata = 1.56 ).

L’entità dell’associazione era paragonabile ad altri predittori di rischio vascolare comunemente impiegati, come l’ipertrofia ventricolare sinistra all’ECG ed i livelli di colesterolo HDL inferiore a 35mg/dl.

I punteggi dei test cognitivi al di sotto della norma preannunciano malattie cardiovascolari negli individui di mezza età, indipendentemente dai fattori di rischio vascolare definiti. ( Xagena_2005 )

Elkins JS et al, Neurology 2005; 64: 1750-1755



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