Tumore ovarico epiteliale: ruolo della citoriduzione secondaria nella gestione della prima recidiva


Un gruppo di Ricercatori norvegesi ha verificato in modo retrospettivo i benefici della citoriduzione secondaria nella prima recidiva nel carcinoma ovarico epiteliale e ha cercato di definire i criteri di selezione per la citoriduzione secondaria.

Lo studio di popolazione si è basato sulle informazioni disponibili relative a 789 pazienti trattate presso il Norwegian Radium Hospital di Oslo nel periodo 1985-2000 per la loro prima recidiva.
In totale, 217 pazienti sono state sottoposte a citoriduzione secondaria e 572 sono state trattate solo con chemioterapia.

La sopravvivenza mediana è stata di 1.1 anni per il gruppo trattato con chemioterapia.

Una completa citoriduzione ottimale è stata raggiunta nel 35% delle 217 pazienti, nel 49% delle pazienti operate con intento debulking e nel 52% nel caso in cui la chirurgia intestinale era stata fatta con intento debulking.

La sopravvivenza mediana è stata di 4.5 versus 0.7 anni nel caso di malattia residua. Rispettivamente, pari a 0 cm o superiore ai 2 cm.

La malattia residua dopo citoriduzione secondaria, l’intervallo libero da trattamento e l’età sono risultati fattori prognostici di sopravvivenza generale nell’analisi multivariata.
Un tumore localizzato è risultato essere l’unico fattore predittivo per la citoriduzione completa ottimale.

In conclusione, la citoriduzione secondaria seguita da chemioterapia porta a un chiaro beneficio in termini di sopravvivenza rispetto alla sola chemioterapia e dovrebbe essere proposta quando il tumore è localizzato.
La combinazione di citoriduzione completa ottimale, intervallo libero da trattamento mahggiore di 24 mesi ed età minore o uguale a 39 anni identifica il gruppo di pazienti con la migliore sopravvivenza generale. ( Xagena_2009 )

Oksefjell H et al, Ann Oncol 2009; 20: 286-293



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